La COLLANA “Narratori stranieri tradotti” di EINAUDI

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I “Narratori stranieri tradotti” fa parte delle prime collane della casa editrice Einaudi. Nasce infatti nel 1938 con la spinta di Leone Ginzburg, che ne segue le edizioni anche dal confino di Pizzoli – dove è stato mandato per l’opposizione al regime fascista – e con l’attivo impegno di Cesare Pavese. L’intenzione dei due editor è quella di dare vita a una biblioteca ideale di classici moderni: non solo classici, ma anche scrittori universalmente riconosciuti come eccellenti.

Celebre collana dalla copertina azzurra, offre sulle tracce della “Slavia” (casa editrice e rivista torinese), da cui riprende i titoli russi, traduzioni integrali di opere, molte delle quali fino ad allora sconosciute in Italia nella loro completezza, ad opera di traduttori di eccezione: accanto a Ginzburg e a Pavese, Ettore Lo Gatto, Alberto Spaini, Pietro Paolo Trompeo, Piero Jahier, Massimo Mila, Camilllo Sbarbaro, fino alla prima traduzione di Natalia Ginzburg di Proust (il primo incarico della scrittrice per la casa editrice, di cui poi diviene una delle figure centrali negli anni seguenti).[1]

E’ una collana di taglio popolare e di modesta spesa, affinché possa raggiungere un vasto pubblico, senza tuttavia nascondere l’ambizione di attrarre anche un pubblico culturalmente più costruito. Non si escludono infatti gli uomini di cultura, ma si pensa a un pubblico più ampio di potenziali lettori giovani in formazione o a ceti medi in crescita e desiderosi di autoaffermazione, che vanno ponendo le basi di biblioteche personali, ai quali offrire traduzioni curate del testo originale, con una presentazione che fornisca in modo chiaro e sintetico gli elementi essenziali per la comprensione del testo, con un taglio né di mera critica letteraria né esclusivamente informativo.[2]

È uno dei primi segni che dimostrano che l’Einaudi non intende far parte dell’«editoria minore»: casa editrice di cultura si, ma di impianto nazionale e di grande diffusione. «Il carattere sobriamente innovativo dell’impostazione grafica, l’affinità delle norme e della veste editoriale fra le diverse collane contribuivano e delineare quel profilo di “biblioteca ideale”».[3]

[1] Cfr. Gabriele Turi, Casa Einaudi…, pp. 104-107.

[2] Cfr. Luisa Mangoni, Pensare i libri…, p. 29.

[3] Ibi, p. 59.

Ho tracciato la storia di un’altra collana della stessa casa editrice, “I Millenni” Einaudi.

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