Il giovane favoloso di Mario Martone: la recensione del film su Giacomo Leopardi

Aspettandomi un’interpretazione più libera da parte di Martone, sono invece rimasta favorevolmente colpita dall’attendibilità della sua “biografia” sulla vita del “sommo poeta”. Il film, infatti, presenta poche scene di pura fantasia del regista, e nessuna si discosta dalla verosimiglianza con gli avvenimenti storici documentati della vita di Leopardi.

Martone ha scritto e messo in scena ciò che si celava nell’animo del poeta con notevole sensibilità, giungendo al cuore del suo pensiero, poetico e personale. Ben rappresenta i suoi sentimenti, il modo di riflettere sull’inutilità e infelicità della vita, sull’incomprensibilità di ogni cosa («Il vero consiste nel dubbio. Chi dubita, sa, e sa più che si possa»), e la scissione tra la sua genialità e la sua infermità fisica che, a ben guardare, sono imprescindibili l’uno dall’altra, benché Leopardi affermi il contrario in una scena del film: siamo a Napoli, in un caffè, un signore gli sta rivolgendo le sue lamentele per il suo famoso pessimismo, mentre un altro, più accondiscendente, giustifica questa sua visione dell’esistenza e del mondo con la malattia e le sofferenze del suo corpo: «non attribuite alle mie malattie ciò che è responsabilità del mio intelletto», urla qui Leopardi, sudato e curvo, sbattendo il bastone a terra e tornando subito dopo al suo agognato gelato, che lo vediamo spesso gustare con ardore nel periodo napoletano, quasi fosse l’unico piacere in cui può rifugiarsi.

Non vi è nulla di biograficamente scorretto, o meglio niente che non sia giustificato da esigenze cinematografiche, come l’eliminazione di due dei fratelli di Giacomo per comodità narrativa e due importanti salti temporali per non rendere il film, già così abbastanza lungo (145 minuti), un polpettone.

Infatti Martone racconta tre fasi della vita del poeta, la giovinezza a Recanati, gli anni di Firenze e poi gli ultimi anni della vita del poeta a Napoli.

Per quanto riguarda Recanati il regista ci presenta un giovane Giacomo oppresso dallo “studio matto e disperatissimo” che il padre imponeva a lui e ai fratelli. Il Conte Monaldo possedeva infatti una biblioteca ricchissima, – tutt’oggi integra e visitabile nella villa di famiglia che ancora oggi appartiene agli eredi – veramente eccezionale per l’epoca.

Mentre la madre, Adelaide Antici, era una donna fredda e ligia alla religione fino alla superstizione, il padre teneva molto all’educazione dei figli, tanto da destinargli le intere giornate allo studio all’interno della biblioteca. I compiti che i giovani contini Leopardi erano istruiti a svolgere risulterebbero oggi impossibili ai più intelligenti e colti di noi, come testimonia un foglio di esame ancora conservato presso la biblioteca, che, se non ricordo male, è lo stesso che Martone utilizza per una delle prime scene del film.

Ai ragazzi non era permesso uscire da soli né di allontanarsi da casa, e Giacomo si sente in gabbia, tra le sbarre di un carcere, tant’è che cercherà di scappare per raggiungere il grande letterato Pietro Giordani, ma viene scoperto dal padre Monaldo.

Il primo salto temporale ci porta al Giacomo di Firenze, saltando quindi il primo periodo lontano da casa, dopo essere riuscito a convincere i genitori a lasciarlo andare a Roma, ospite a casa dello zio materno Carlo Antici, il periodo milanese, dove il poeta lavora per l’editore Antonio Fortunato Stella, e il periodo bolognese, dove il giovane Giacomo vive al numero 33 di via Santo Stefano. Qui conosce il conte Carlo Pepoli, patriota e letterato, al quale dedica l’epistola inversi intitolata Al conte Carlo Pepoli, e la contessa Teresa Carniani Malvezzi, della quale si innamora non ricambiato.

Il periodo di Firenze è caratterizzato principalmente dalla grande amicizia con Antonio Ranieri, del suo amore non corrisposto per la contessa Fanny, e dal progressivo aggravarsi delle sue condizioni fisiche ed economiche. Inizialmente acclamato da tutti come grande letterato, tenuto in grande considerazione dal gabinetto Viesseux, il suo pessimismo incomincia a stancare e pian piano i letterati gli voltano le spalle. Contemporaneamente e di conseguenza incominciano a mancargli i soldi per vivere, così che è costretto, insieme a Ranieri, a recarsi a Napoli, a casa di questi.

Martone conferisce al periodo napoletano l’accento maggiore, sicuramente anche perché influenzato dall’amore per la sua terra.

Leopardi sembra essere finalmente, almeno a tratti, felice, si lascia andare al godimento del paesaggio, ai piaceri del cibo, come il gelato di cui è golosissimo, e addirittura lo troviamo a bere e ridere insieme a un gruppo di napoletani in barba alla sua natura asociale e antimondana.

Non manca la declamazione di alcuni dei poemi più famosi, ma trovo difficile che coloro che non abbiano ricordi almeno basici di liceo sulla poetica leopardiana possano afferrarne il senso. Questo, però, prescinde dall’abilità di Martone.

Momento altissimo è la scena finale, con un Elio Germano che, favoloso in tutto il film, da qui il meglio della sua interpretazione, con lo sguardo sublime e assorto con cui contempla lo spettacolo di distruzione del Vesuvio che erutta e ricopre le pendici di lava nella notte stellata, mentre declama i versi de La ginestra, l’unico fiore che ha il coraggio di crescere sui declivi del vulcano.

Composta poco prima della morte, La ginestra contiene l’estremo messaggio della riflessione leopardiana, che trova finalmente, nell’infelicità senza scampo degli uomini, una consolazione (complice, come ci suggerisce Martone, la felicità provata nel periodo napoletano), quella del rapporto di solidarietà che gli uomini possono instaurare tra di loro, in modo che si aiutino a vicenda. È, inoltre, un invito affinché l’uomo faccia come la ginestra, che abbellisce e profuma i luoghi destinati alla distruzione e alla morte, offrendo un contributo positivo alla difficile situazione nella quale è stata posta dal destino.

Annunci

2 thoughts on “Il giovane favoloso di Mario Martone: la recensione del film su Giacomo Leopardi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...