Le lettere di Abelardo ed Eloisa, una storia d’amore finita in tragedia

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 Introduzione filologica.

Quella tramandataci tramite queste lettere, scritte in latino, è una storia che è stata tante volte narrata, ricostruita, romanzata e travisata da scrittori vari dal Medioevo ai nostri giorni.

La vicenda di Abelardo, filosofo, maestro e chierico e della sua discepola Eloisa è centro di dibattito e discussione da secoli, dato che causa problemi di natura storica, etica, religiosa e filologica. Infatti gli studiosi si dividono tra quelli che ritengono le lettere autentiche, e quelli che le ritengono un’invenzione letteraria.

Tra i motivi che inducono questi ultimi ad avvalorare la loro tesi, il fatto che gli atteggiamenti anticonformisti di Eloisa non si addicano alla concezione sessuale e peccaminosa che hanno in genere le donne del Medioevo. Ma come possiamo esserne sicuri, dato che ricostruiamo la morale medievale solo attraverso gli scritti letterari che sono giunti fino a noi?

La raccolta ci è pervenuta tramite 9 manoscritti del XIV secolo (quindi più di un secolo dopo le vicende narrate, che si collocano nel XII secolo), di cui uno apparteneva al Petrarca, quindi è presumibile che l’epistolario sia stato perlomeno rielaborato, anche assodando che le lettere siano autentiche.

La vicenda di Abelardo ed Eloisa.

Abelardo a 36 anni, dopo tanto studiare, aveva finalmente ottenuto una cattedra prestigiosa, quella di Notre Dame, quando viene travolto dalla passione amorosa per Eloisa che lo condusse alla catastrofe.

Eloisa, di vent’anni più giovane, era la nipote prediletta di Fulberto, canonico di Notre Dame. Lo zio aveva in grande cura la sua istruzione: al contrario della norma di quel periodo, in cui le donne non venivano affatto istruite, Eloisa conosceva il latino, il greco e l’ebraico, ed era dotta in letteratura. Scrive Abelardo nella lettera I, rivolta a un amico, a cui racconta le sue disavventure: «Ella, fisicamente tutt’altro che brutta, in quanto a sapienza era eccezionale, ed era divenuta tanto più lodata e famosa in tutto il regno quanto più è rara nelle donne una simile qualità, ossia la cultura letteraria».

Pur di potersi avvicinare alla fanciulla, Abelardo convinse Fulberto a ospitarlo in casa sua, con la scusa che lo studio non gli lasciasse il tempo di occuparsi di una casa. Fulberto in cambio gli chiese di istruire Eloisa, e Abelardo non poté credere alle sue orecchie per l’incredibile fortuna che aveva avuto: «(…) scongiurandomi ardentemente di occuparmi della fanciulla, facilitò il mio amore più di quanto avessi osato sperare. (…). Rimasi stupefatto che affidasse la tenera agnella al lupo famelico. (…) Col pretesto dello studio ci abbandonammo perdutamente all’amore, e proprio lo studio offriva quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi, la mano correva più spesso al seno che ai libri. E ciò che si rifletteva nei nostri occhi era molto più spesso l’amore che non la pagina scritta oggetto della lezione. Per non suscitare sospetti la percuotevo spinto però dall’amore, non dal furore, dall’affetto non dall’ira, e queste percosse erano più soavi di qualsiasi balsamo. Il nostro desiderio non trascurò nessun aspetto dell’amore, ogni volta che la nostra passione poté inventare qualcosa di insolito, subito lo provammo, e quanto più eravamo inesperti in questi piaceri tanto più ardentemente ci dedicavamo ad essi e non ci stancavamo mai. Quanto più eravamo inesperti di quei giochi d’amore, tanto più insistevamo nel procurarci il piacere e non arrivavamo mai a stancarcene».

Ben presto Eloisa rimase incinta e Abelardo la rapì per portarla a partorire presso i suoi famigliari. Fulberto impazzì d’ira, finché Abelardo per placarlo non si offrì di sposare la nipote. Bisogna precisare che all’epoca chiunque volesse intraprendere una carriera di studi era legato alla Chiesa, e per questo non doveva sposarsi. Non solamente Abelardo non voleva mettere fine alla sua carriera, ma la stessa Eloisa era contraria al matrimonio, perché amava Abelardo più di se stessa e non voleva arrecargli danno in alcun modo. Il matrimonio avvenne quindi in segreto, e Abelardo subito allontanò Eloisa mandandola in convento. Ciò non poteva assolutamente essere sufficiente a placare la furia di Fulberto, che invece voleva un matrimonio riparatore a tutti gli effetti per riabilitare l’onore della nipote. Così fece assalire Abelardo mentre dormiva, e lo fece evirare.

Ciò mise fine per sempre all’amore e alla carriera di Abelardo, che si fece frate anch’egli.

Se riguardo alla veridicità dell’amore di Eloisa non ci sono dubbi, come dimostrano le sue lettere, – «Al mio signore, anzi padre, al mio sposo anzi fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella (…) Ti ho amato di un amore sconfinato (…) mi è sempre stato più dolce il nome di amica e, se non ti scandalizzi, quello di amante o prostituta, il mio cuore non era con me, ma con te». O, ancora: «Oh, la più misera delle misere, la più infelice degli infelici! Per essere stata preferita da te a tutte le altre donne, sono salita al più alto grado, ma precipitando di lassù, ho sofferto, per te e per me insieme, la più crudele rovina!» – per quanto riguarda Abelardo sorge il dubbio che la sua fosse stata solo un’egoistica lussuria, spenta una volta zittito lo stimolo sessuale. Infatti Eloisa gli rimprovera di non averla più cercata da allora, di non averle mai scritto, e mentre le sue parole, a distanza di anni, sono ancora piene di appassionato amore, le risposte di Abelardo invece rimangono sempre su un piano religioso, e al massimo di affetto.

Titolo: Abelardo ed Eloisa. Lettere

A cura di: Nada Cappelletti Truci

Editore: Einaudi, NUE

Pagine: 408

Forma: copertina rigida in tela carta da zucchero con sovraccoperta bianca con bande rosse. Piccolo formato.

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