La collana “I Millenni” Einaudi, dai classici di tutti i tempi alle fiabe

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I “Millenni” Einaudi nascono nel 1947 da un’idea di Cesare Pavese. Si tratta di una collana, illustrata e curata filologicamente, di classici di tutti i tempi, dalla letteratura latina e greca, a quella del medioevo e l’umanesimo, ai grandi romanzi delle radici dell’età moderna. Non mancano le rappresentazioni teatrale e le raccolte di fiabe: quelle di Andersen curate da Natalia Ginzburg, Le mille e una notte per la prima volta tradotti dall’arabo all’italiano.

I “Millenni”, con 16 titoli pubblicati dal ‘51 al ’55, sono una delle collane Einaudi più produttive degli anni ’50. Si segue ancora la linea guida intrapresa con l’edizione illustrata delle Mille e una notte, che dà origine a un nuovo modo di interpretare l’opera (dai racconti novellistici alle fiabe alla letteratura fantastica), attraverso le illustrazioni. Elio Vittorini, ne troviamo prova nel verbale della riunione editoriale del 23-24 maggio 1951, suggerisce di non estromettere i contemporanei, ma alla fine ne viene incluso uno solo, il Teatro di García Lorca. «(Vittorini) Precisa che i «Millenni» devono essere quei libri di tutti i secoli che conservano, o si presume che conserveranno inalterato il loro valore di contemporaneità»[1].

L’interesse è invece concentrato soprattutto sull’Ottocento, con una particolare attenzione per la letteratura russa (i Racconti di Tolstoj, l’Epistolario di Čechov e i Romanzi e racconti di Puškin), ma si dedica particolare attenzione anche ai classici antichi, greci e latini. Solo negli anni sessanta la collana accoglie “classici” del Novecento, con la ristampa di Brecht, di Proust e di Musil, pubblicati in prima edizione nei “Supercoralli”.

Per Italo Calvino il criterio di inclusione di un’opera nei “Millenni” deva essere il carattere di riscoperta, come si può capire in occasione della discussione sulla pubblicazione de La mia vita di Benvenuto Cellini e del Canzoniere di Petrarca. Spinge infatti per collocarli nell’ “Universale” piuttosto che nei “Millenni”, perché appunto manca «quell’elemento di “riscoperta” che è presupposto per l’inclusione di un classico nei “Millenni”».[2]

Grande merito dei “Millenni” è quello di aver conferito dignità di classico alle fiabe. Tra il ’51 e il ’56 vengono curate le edizioni delle fiabe di Andersen, dei fratelli Grimm, di antiche fiabe russe e francesi, un progetto culminato nelle Fiabe italiane raccolte e trascritte da Calvino.

L’interesse per il mondo orientale, avviato con Le mille e una notte, trova conferma nell’apertura verso la letteratura cinese e giapponese: in questi anni sono inclusi nella collana Il milione di Marco Polo, il Chin P’ing Mei, I briganti, Il sogno della camera rossa, La storia di Genji.[3]

antiche fiabe russe-millenni-einaudi[1] Verbale delle riunioni del 23-24 maggio 1951, in I verbali del mercoledì…, p. 257.

[2] Verbale delle riunioni del 10 e 17 settembre 1952, in I verbali del mercoledì…, p. 447.

[3] Cfr. per la collana “I Millenni” Luisa Mangoni, Pensare i libri…., pp.705-708.

Della stessa casa editrice, ho tracciato anche la storia della collana “I Narratori Stranieri Tradotti“.

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