“The Good Life”, Ammaniti gira un documentario sulla vita di tre italiani che vivono in India.

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Il dvd di The Good Life, il documentario-reportage in cui Ammaniti ci narra tre storie di italiani che in India hanno trovato il senso della loro esistenza, è uscito per Feltrinelli il 26 Novembre scorso. (Durata 66′, € 9,90). Il 12 Dicembre sarà trasmesso da Rai5.

Baba Shiva Das è un vicentino che vive sulle rive del Gange, in cui si immerge ogni mattina alle quattro e mezza. È arrivato a Benares negli anni settanta su un pulmino scappando dalla leva. Ha abbracciato la dimensione del sacro tipica indiana, non la religione, precisa, ma solo il sacro, perché la religione è secondo lui la maledizione dell’umanità.

Anche Eris è veneto, ha attraversato l’Asia come un nomade con cavalli, moglie e i cinque figli. Si è finalmente stabilito sull’Himalaya dove ha costruito un villaggio di pietre e legno. Ora ha una squadra di muratori indiani che edifica case di montagna secondo i principi dell’architettura locale. Non tornerebbe mai in patria.

Baba Giorgio è torinese, ed è scappato da casa a tredici anni seguendo delle voci che gli dicevano che doveva andare in India. Dopo aver attraversato due continenti è arrivato in un paesino polveroso affollato di scimmie e con una lunga iniziazione è diventato il custode del tempio.

The Good Life nasce in modo casuale. Ammaniti aveva fatto un viaggio in India mentre ancora studiava all’Università, e ne era nato il suo romanzo d’esordio, Branchie. Ammaniti continua a pensare che sarebbe interessante fare un film sulla vita di  alcuni curiosi hippie italiani che aveva incontrato in India, e ne parla casualmente con Paolo Lorenzoni, uno dei direttori italiani di Current, il canale satellitare di documentari fondato da Al Gore. Questi lo convince che è lui l’uomo giusto per realizzarlo. Così solo pochi mesi successivi Ammaniti parte con una troupe e gira diverse ore di materiale. Peccato che Current Italia chiuda di lì a poco, vittima del mercato televisivo italiano, che non dà molto credito alla qualità.

Ammaniti non si dà per vinto, e utilizza il materiale che ha girato per montare ugualmente il suo documentario, uscito nella collana «Real Cinema» di Feltrinelli.

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