Pierfrancesco Favino in Servo per due

favino-servo per due

Trama

Rimini degli anni ’30, in pieno regime fascista. Pippo, moderno Arlecchino, è a servizio di un padrone, Rocco, che in realtà è morto, ma sua sorella gemella Rachele si finge lui per ottenere dei soldi da un gentiluomo e poter scappare con il fidanzato Ludovico. Pippo non guadagna abbastanza soldi per mangiare come si deve (è ossessionato dal cibo per tutto il primo atto). Così, quando per caso un altro signore richiede i suoi servizi, che altro non è che Ludovico, deve barcamenarsi a essere servo di due diversi padroni, senza far sapere a uno dell’altro… Non mancheranno comici malintesi!

Informazioni e curiosità.

Adattamento di One man, two guvnors del commediografo inglese Richard Bean, top di risate da tre anni a Londra, a sua volta adattamento di Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni, meglio noto come Arlecchino servitore di due padroni, scritto nel 1745.

La regia è di Favino e Paolo Sassanelli, ma hanno collaborato all’adattamento italiano anche Marit Nissen e Simonetta Solden.

Pierfrancesco Favino è un attore italiano che apprezzo molto, soprattutto perché è uno dei pochi che è riuscito ad avere delle parti importanti nel cinema americano (come Angeli e demoni World War Z). Con questa interpretazione ha vinto il premio Miglior Protagonista “Le Maschere del Teatro Italiano 2014“.

 Lo spettacolo è accompagnato dalla musica dal vivo, soprattutto per permettere alla scenografia (davvero bellissima) di mutare. Le canzoni sono quelle dell’Italia dei primi decenni del 900, eseguite con maestria dall’orchestra e accompagnate da balletti e coreografie degli attori.

«Penso che il miracolo cui avevo assistito a Londra si sia ripetuto anche da noi», ha dichiarato Favino in un’intervista per il Corriere: «Lo spettacolo è fatto di materiali nostri: lazzi, frizzi, cadute dalle scale, ci allacciamo alle radici del varietà e dell’avanspettacolo, eredi a loro volta della commedia dell’arte e precursori di quella cinematografica all’italiana».

Recensione

Appena finito lo spettacolo il mio pensiero più immediato è stato: decisamente troppo lungo (quasi tre ore). Però nessun altro che io abbia sentito sembra aver avuto il desiderio che finisse un pochino prima, anzi, tutti se lo sono goduto con grande gusto. C’è da dire che malauguratamente mi trovavo seduta nella seconda fila del palchetto su quegli alti scranni che infastidiscono ogni rilassato modo di stare seduta (dato che non arrivo con i piedi per terra), e che stavo covando una brutta influenza (che oggi mentre scrivo mi godo a pieno tra brividi di febbre e starnazzate di naso nel fazzoletto) che mi faceva dolere tutte le ossa. Quindi potrei non essere del tutto attendibile su questo punto.
La commedia è veramente esilarante, ma le risate più di gusto sono state nei momenti di improvvisazione di Favino, quando chiedeva al pubblico di partecipare. C’è stato anche un fantastico momento in cui uno spettatore ha offerto a Favino-Pippo, che si crucciava per avere qualcosa da mangiare, un pacco di Tuc, che spero non fosse neanche lontanamente studiato perché è stato davvero un momento bellissimo, da morire dalle risate.
Insomma, per la capacità di improvvisazione di Favino, 10+. Stesso voto all’intero cast di attori, veramente bravissimi, in particolar modo Stefano Pesce nella parte di Spiridione (ma chi l’ha visto nella serata prima della mia mi dice che in quello spettacolo si chiamava Fulmineo).
Abituata a un Favino barbuto in ruoli “più tenebrosi” sono rimasta favorevolmente colpita da questa sua interpretazione: il personaggio, Pippo, è un moderno arlecchino, comicamente poveraccio e un po’ tonto. Questo spezza una lancia in favore della sua bravura, Favino riesce ad eccellere anche in ruoli che escono dal suo più comune stereotipo.
Davvero notevoli anche la scenografia e l’accompagnamento musicale, con canzoni dell’Italia dei primi decenni del secolo scorso, come Baciami bambina, Ma le gambe, Mamma mi ci vuole un fidanzato.
Per chi ancora deve vederlo: non aspettatevi Goldoni, perché appunto è un rifacimento di un rifacimento di Goldoni, trasmutato in epoca moderna. Eppure Goldoni centra, come canovaccio su cui la commedia è basata, come base di partenza. E il risultato è ottimo.
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