Che cosa significa essere scrittori oggi, in un mondo dove chiunque può pubblicare?

tumblr_lrypmorEgR1r312weo1_500

Una volta essere scrittori significava avere una grande cultura, era quindi molto difficile trovare uno scrittore mediocre. C’erano molte meno persone che scrivevano, lo facevano solamente quelli che ne avevano una vera vocazione. Fino a non molto tempo fa, addirittura, non si veniva pagati per essere scrittori; infatti chi pubblicava dei libri lo faceva di tasca propria, e addirittura una volta venduto il libro all’editore non si avevano più diritti su di esso, l’editore poteva farci ciò che voleva: cambiare il testo, dividerlo in più parti, farne un’edizione illustrata… e tutti i guadagni successivi alla prima tiratura restavano a lui.

È questo il caso di Manzoni con I Promessi Sposi, per esempio, che divenne in breve tempo un best seller che veniva stampato in ogni dove senza che lui potesse controllare il testo o riempirsi le tasche con i guadagni. Per questo, tentò di arginare il danno con una bellissima edizione illustrata curata da lui, ma il testo era già diventato capillare (anche perché, ovviamente, senza illustrazioni costava meno).

La stessa Jane Austen, per fare un altro esempio, vendette i diritti della prima stampa di Orgoglio e Pregiudizio all’editore Egerton nel 1913, perdendo così qualsiasi diritto sulle edizioni successive, che vennero stampate incontrollatamente piene di refusi. Per questo oggi le edizioni più accurate si basano su quella prima, l’unica su cui l’autrice aveva messo mano. (Questa vicenda è spiegata più dettagliatamente in questo articolo sull’edizione della Penguin di Orgoglio e Pregiudizio).

Oggi invece, essere scrittori sembra essere diventato una moda. Colpevole in parte l’avvento di internet e dei blog, dove chiunque può scrivere ciò che vuole (spesso mi capita di leggere recensioni mal scritte e male accurate che non avrebbero senso di esistere). Di certo, quando si scriveva solamente sulla carta stampata, c’era un controllo maggiore sulla bravura dell’articolista in questione.

In più, ora si è diffuso questo mito che essere scrittori è una delle professioni più nobili e che ti fa guadagnare parecchi soldini. Però, non tutti sanno che quest’ultima cosa è vera solo per pochi, pochissimi eletti. Mentre tutti gli altri di certo non potrebbero sbarcare il lunario solamente con i profitti dei loro stampati.

E, ahimé, ormai sta traballando anche il primo postulato. Mi è capitato ultimamente di avere tra le mani qualche libro che scrittori emergenti mi hanno mandato perché lo recensissi. Mi duole dire che molti non potrebbero neppure essere definiti mediocri.

Non si tratta solo di titoli autopubblicati (e anche qui si pone una questione etica: quanto è bene che oggi sia così facile autopubblicarsi?), ma anche di libri pubblicati con piccole case editrici (che magari si fanno pagare dall’autore, non so dire).

Ritengo fermamente che sia bene che ci siano dei buoni editori a eliminare il superfluo: a giudicare dalla quantità (inutile ripetere l’ormai trito e ritrito enunciato  che in Italia ci sono molti più libri che lettori) e dalla qualità di ciò che viene pubblicato viene da pensare che qualcosa nella grande macchina dell’editoria non funzioni come dovrebbe.

Vi faccio ancora un esempio pratico di come internet influenzi, non sempre per il meglio, le logiche di quella che sempre meno è buona letteratura. Qualche mese fa una casa editrice con cui collaboro come lettrice esterna mi ha inviato un libro in inglese. Per semplificare posso dire brevemente che alla casa editrice era stato sottoposto questo romanzo e doveva decidere se pubblicarlo o meno in italiano. (Non ne farò il nome perché non so se mi è permesso).

In genere non mi informo mai sui libri che ho in lettura prima di averne scritto la scheda, in modo da non essere influenzata dalle recensioni di altri. Ma il pensiero di quale editore potesse aver mai pubblicato questo orrore di libro, pieno zeppo di incongruenze e controsensi, oltre alla totale assurdità della trama (avvenimenti sconvolgenti accolti con un battito di ciglia, gente che cambia nome da una pagina all’altra, gente che resuscita addirittura), mi rodeva come un tarlo (e mi angosciava, anche).

Così ho fatto delle ricerche e ho scoperto che, appunto, nessun editore aveva pubblicato questo libro, che l’autrice sedicenne ha pubblicato in maniera indipendente su supporto cartaceo, dopo aver ottenuto un enorme successo postandolo a episodi su Wattpad, una piattaforma in cui gli utenti possono pubblicare le loro storie e leggere gratuitamente quelle degli altri.

Voi che cosa ne pensate della facilità con cui si è scrittori oggi? Mi farebbe piacere un confronto con voi, che, se state leggendo questo articolo, siete sicuramente tra quelle poche persone in Italia a leggere più di tre libri all’anno.

Annunci

8 thoughts on “Che cosa significa essere scrittori oggi, in un mondo dove chiunque può pubblicare?

  1. Carissima che dire? io mi affido ancora alla carta, trovo piacere ad avere il libro fra le mani, quindi molte pubblicazioni di giovani autori che compaiono in forma e-book me li perdo, o me li evito a seconda dei punti di vista. Forse è un peccato, ma questo non mi fa avere un quadro globale di ciò che viene pubblicato. Tra l’altro visto il costo dei libri, spesso mi trovo a scambiarli con amici, quindi sono letture già selezionate, oppure ad acquistare libri di cui ho letto la recensione e mi ha incuriosita. Sicuramente la facilità che consente, con i nuovi mezzi mediatici, di raggiungere un certo numero di lettori fa pensare che la quantità di lettori che ti segue corrisponda alla qualità ci ciò che scrivi. Ora dirò una cosa che mi renderà antipatica sicuramente, ma quante persone si iscrivono ai blog solo perché di solito l’educazione o un tacito accordo tra blogger fa scambiare la cortesia di iscriversi al loro? Poi il tuo non verrà mai più letto e seguito, perché tutto sommato potresti scrivere di cucina, di viaggi, recensire libri o film ed è esattamente uguale, ma intanto ti sei iscritta al loro in cui appare che hanno un seguito di centinaia di persone. Magari è giusto così e questa è la forza necessaria per trovare una ragione per continuare a scrivere chissà…
    Comunque complimenti, come sempre 🙂

    Liked by 1 persona

  2. È vero! Io non mi iscrivo a tutti i blog di persone che si iscrivono al mio, gli do un’occhiata e se mi può interessare lo faccio volentieri! Magari sarò maleducata ma preferisco seguire i miei onesti interessi…
    Vogliamo parlare, poi, del dilagare dello scambio di pubblicità? Alcuni scrivono proprio in una sezione del blog, o sulla pagina fb : “scambio di pubblicità”.

    Mi piace

  3. Sono d’accordo con te: siamo bombardati e, spesso, quello che esce fuori dalle case editrici non è sicuramente un capolavoro e nemmeno ci si avvicina lontanamente.
    Il rischio, però, secondo me è duplice: veder pubblicata robaccia, ma vedersi anche sfuggire di mano, nel caos di pubblicazioni che subiamo oggi, roba di alto valore.
    Tutti si credono scrittori e inviano i loro “libri” alle case editrici, ma, nella confusione che così si crea, ci sono anche libri di un certo spessore che finiscono semplicemente nel mucchio…

    Liked by 1 persona

    1. Hai colto perfettamente il senso!! Il pericolo di essere bombardati da scrittori, come dici tu, è su entrambi i fronti: perdere opere di valore (anche perchè molto spesso è il marketing a fare da padrone), e pubblicarne troppe che di valore non ne hanno…

      Mi piace

  4. È al contempo un dramma e un’opportunità mancata, concordo. Dramma perché la Rete spesso, come in tanti altri ambiti, porta al successo prodotti (e personaggi) sotto la mediocrità (come nel caso della tua sedicenne…cosa che non mi stupisce conoscendo WattPad e anche Tumblr che ha analoga deriva “teen”). Spesso sono anche i self-publisher a valorizzare solo chi fa vendere di più, come gli editori vecchio stampo, e ben sappiamo che vendere è diverso da avere qualità.

    Un’opportunità mancata, perché penso che, senza voler includere me stesso, ci siano tante perle nel mare dell’autopubblicazione, conosco scrittori meritevoli di essere pubblicati molto più che tanti di quelli che si trovano sugli scaffali delle librerie. È vero che ci sono delle iniziative che iniziano timidamente a muoversi nel senso giusto (tipo Klondike), ma mi rendo anche conto che fare selezione tra migliaia di libri spazzatura sia davvero difficile. Andrebbe fatto, però, invece di usare sistemi automatici che premiano chi fa guadagnare di più, o classificare con la puzza sotto il naso (tipo certi blogger che ho incontrato poco “inclini al dialogo con gli inferiori”…).

    Detto ciò, vale sempre la considerazione che mi giro e rigiro nella testa, quando ci penso: perché scrivo? Per avere l’etichetta “scrittore” datami da qualche eletto dell’editoria? Per diventare ricco? No, in realtà perché non ne posso fare a meno, e quindi alla fine che mi leggano dieci o dieci milioni di persone non è che non cambi, ma non mi fa certo desistere 🙂 E non trovo neanche nelle mie corde agire come persone che conosco, che fanno qualsiasi cosa pur di avere un lettore in più…

    Liked by 1 persona

    1. Sono perfettamente d’accordo con le tue parole, Daniele. Essere sommersi da un mare di mediocrità commerciale non significa che ci siano tantissimi buoni scrittori, quelli che, come te, scrivono per amore e non per vendere o conquistarsi una grossa fetta di pubblico. Confido che vengano premiati prima o poi 🙂

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...