La Recensione: J.B. Morrison, La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camioncino del latte

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L’incipit.

«Nel giorno del suo ottantunesimo compleanno, Frank Derrick fu investito dal furgone del lattaio. Avrebbe preferito un buono per l’acquisto di un libro o un paio di gemelli per la camicia, ma è il pensiero che conta.

Il furgone viaggiava a una decina di chilometri all’ora quando il conducente perse il controllo di quella lumaca salendo sullo stretto marciapiede e fermandosi sul muretto di pietra di un giardino, con le ruote che galleggiavano nell’aria; casse di latte, bottiglie vuote, confezioni di panna e dozzine di uova schizzarono fuori dalla parte posteriore e atterrarono sul cemento.

Il lattaio non solo aveva fatto scempio del prato di uno dei favoriti dell’imminente gara del Borghi in Fiore, ma non era stato troppo gentile nemmeno con Frank, che era sotto il furgone. L’unica parte del corpo ancora visibile dall’esterno era il braccio destro, con il palmo rivolto verso l’alto a stringere il mezzo litro di latte che aveva appena comprato al minimarket».

Trama

Frank Derrick, nel giorno del suo ottantunesimo compleanno viene investito dal camioncino del latte. Prima era abbastanza in gamba per riempire decorosamente le sue giornate, ma ora con un braccio e un piede fratturati, la vita gli appare decisamente grigia. La figlia Beth, che vive in America, invece di tornare ad accudire il padre gli procura un’assistente a domicilio, che gli fa visita una volta a settimana. Frank, per nulla entusiasta, pensa che l’infermiera sarà una Rottenmeier in camice bianco, invece quella che si troverà davanti sarà una giovane con la frangia di nome Kelly Natale. Con la sua utilitaria azzurra, un parcheggio da far rizzare i capelli in testa, una serena tenacia e la risata pronta, Kelly trasforma la vita di Frank, tanto che incomincia a vivere in funzione dell’ora che passa con lei, arrivando persino a liberarsi del suo fedele compagno, il gatto Bibì, perché lei ne è allergica.

Recensione

Presentato alla Fiera di Francoforte, La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camioncino del latte, è stato accolto con entusiasmo e subito acquistato in Italia, Inghilterra, Francia, Germania e Olanda.

Una volta tanto la traduzione italiana del titolo, che in inglese è The Extra Ordinery Life of Frank Derrick, Age 81, è molto azzeccata, anzi, dirò di più, suona meglio in italiano che in inglese. Il che ha quasi dell’incredibile ricordando la sfilza di ridicole banalizzazioni italiane di titoli inglesi di libri e film!

Un’altra cosa di cui mi lamento sempre delle edizioni italiane sono le copertine, che il più delle volte presentano immagini che nulla o poco centrano con il libro, e hanno il solo scopo, nemmeno ragionato troppo a lungo, di attirare un certo target di compratori. Con La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camioncino del latte devo invece complimentarmi con la Corbaccio per la splendida copertina, che mostra un signore anziano a fare le parti di Frank Derrick (anche se, piccolo neo, costui ha i capelli lunghi raccolti in un codino e non si veste così elegantemente), con un gatto (nella storia Bibì) sulle spalle, chinato verso il modellino del furgoncino del latte che lo ha investito. Sullo sfondo un salotto decisamente retrò, tipico delle case di chi ha una certa età.

Ho iniziato a leggere La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camioncino del latte insieme a La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone, che, come questo, ha un signore ultrasettantenne come protagonista. I due sono diversi come il giorno e la notte, così come i due romanzi. La loro analogia risiede unicamente nella difficoltà degli anziani soli di affrontare le loro vite con la nostalgia dei tempi passati, la mancanza della moglie morta, le preoccupazioni per i figli ormai adulti. Soprattutto, quello che colpisce e di cui spesso non ci fermiamo abbastanza a riflettere, è la perenne solitudine con cui gli anziani combattono una volta rimasti soli, e quanto contino per loro le visite, sempre troppo sporadiche, di un figlio o di un nipote. (Leggi qui per la recensione di La tentazione di essere felici).

La vita di Frank Derrick è una vita ordinaria, come tante, a dispetto del titolo. Vero è che la vita di ognuno di noi è unica e straordinaria, e non smette mai di stupirci anche quando siamo anziani e fatichiamo a trovare degli impegni per riempire le nostre giornate come Frank. In questo caso ciò che sconvolge l’ordinarietà e la trasforma in straordinarietà è l’infermiera a domicilio Kelly Natale, che per il signor Derrick si rivela un raggio di sole. Lo vedremo compiere gesti assurdi per impressionarla, come indossare una camicia hawaina, o comperarsi un motorino con delle nappe rosa nei manubri… e alla fine saremo testimoni del totale sconforto che lo colpisce al pensiero che le visite settimanali di Kelly stanno per giungere al termine.

La sinossi della Corbaccio definisce questo libro «commovente e allegro, tenero e spiritoso», ma onestamente io non riesco a coglierne l’allegria né lo spirito. Forse si tratta del per noi italiani non captabile humor inglese? Quello che ho provato io leggendo questo libro è stata una profonda tenerezza che mi ha fatto commuovere, è vero, ma soprattutto una gran pena per un signore ottantunenne che è rimasto solo al mondo dato che la figlia vive oltreoceano e non torna mai a fargli visita, un signore che si aggrappa alla sola presenza gentile con cui entra a contatto, Kelly Natale, pensando che ella gli sia amica, per scoprire poi alla fine che per lei è si è trattato semplicemente di lavoro.

 

Titolo originale: The Extra Ordinery Life of Frank Derrick, Age 81.

Editore: Corbaccio.

Pagine: 265.

Prezzo: 14,90 euro.

Forma: 14 x 21 cm. Copertina in cartoncino rigido grigio con sovraccopertina patinata lucida che raffigura un signore anziano nel suo salotto, con un gatto sopra le spalle e ai piedi un modellino del furgoncino del latte.

Giudizio complessivo: ♥♥♥

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4 thoughts on “La Recensione: J.B. Morrison, La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camioncino del latte

  1. Sarei curiosa, in effetti, di leggerla in inglese. Capita spesso, purtroppo, che l’ironia e lo humour chiaramente percepibili in un libro inglese si perdano, almeno in parte in italiano. Storia curiosa, comunque, e bella recensione.

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      1. In questo caso sarebbe stato davvero utile scoprire se davvero nella traduzione italiana abbiamo perso lo humor inglese… Ma forse io non l’avrei capito lo stesso, perché non sono molto brava con il senso dell’umorismo anglosassone! 😉

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