La Recensione: Andrea Vitali, “Biglietto, signorina”.

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Trama.

Bellano, 1949. Il capotreno Ermete Licuti è sceso dal convoglio scortando una passeggera pizzicata senza biglietto, che non spiccica una parola di italiano. Ligio alle norme, il capotreno non sente ragioni e consegna la ragazza al capostazione, Amilcare Mezzanotti, che protesta vivace. Il regolamento però è chiaro, la faccenda tocca a lui sbrogliarla. E così adesso il povero capostazione si trova lì, nel suo ufficetto, con davanti Marta Bisovich. Bella, scura di carnagione, capelli corvini, dentatura perfetta, origini forse triestine, esotica e selvatica da togliere il fiato. Il vicesindaco Amedeo Torelli, che aspira alla massima carica ed è disposto a giocare tutte le sue carte, lecite e anche no, decide di fare la parte del buon samaritano per impressionare gli elettori e accogliere la bella Marta in casa sua. La Bisovich non è affatto innocente come sembra: punta a ricrearsi delle ottime condizioni per vivere, sfruttando delle conoscenze che non possono negarle l’aiuto di cui ha bisogno, e le sue doti, diciamo, naturali.

Recensione

Biglietto, signorina – storia apparsa in una prima versione nel 2001 con il titolo L’aria del lago nell’omonima raccolta, e qui interamente reinventata, riscritta e ampliata – ci porta nel bel mezzo dell’Italia della ricostruzione, alle prese con la ritrovata libertà.

Mi sono avvicinata a Andrea Vitali solo di recente, con la sua favola natalizia Di impossibile non c’è niente, di cui trovate la recensione qui. COME HO POTUTO SCOPRIRLO COSì TARDI?!

L’ho trovato, soprattutto dopo aver letto Biglietto, signorina, uno scrittore meraviglioso. Da qui in avanti avremo un rapporto stretto, duraturo e proficuo 😉

Non per niente i suoi – numerosi – romanzi hanno vinto parecchi premi letterari, e nel 2008 gli è stato conferito il premio Boccaccio per l’opera omnia.

Tutti i suoi libri sono ambientati a Bellano, la città in riva al lago, in periodi temporali diversi. Ogni volta ci troviamo coinvolti in una serie di intrighi dal profumo misto di giallo e pettegolezzo. In Biglietto, signorina siamo travolti in particolare dalle astuzie del prevosto, del maresciallo Pezzati e del Vaninetti, detto il Bisonch, che ci conducono in mezzo a tante sorprese dritti a un finale “da romanzo”, paragone degli stessi personaggi sulla conclusione della vicenda.

Favolosi i pittoreschi dialoghi in dialetto, che si confondono tra discorso diretto e discorso indiretto libero. I capitoli, brevi ritratti sul gomitolo di vicende, sono spassosissimi, e spesso creano un gioco tra la battuta con cui si chiude un paragrafo con la prima del successivo, come se quest’ultima rispondesse alla prima, mentre di fatto si tratta di dialoghi diversi tra persone diverse su fatti diversi: un capitolo si chiude con: “Non ne fu certo ma gli parve di aver udito un fischio”, e quello dopo si apre con: “Il Torelli fu certo che il telefono aveva squillato”. Oppure: “«Non mancherò», rispose il Pesenti. «Conosco il mio dovere. Adesso, tocca a voi.»”, “Cazzata”. E ancora: “Così come le cose che stava per ascoltare.”, “«Sentiamo», disse il maresciallo Pezzati”.

 

Editore: Garzanti, Collana Narratori Moderni.

Pagine: 393.

Prezzo: 16,40 euro.

Formato: 14 x 21 cm. Rilegatura rigida con copertina in cartoncino grigio. Sovraccopertina patinata lucida. L’immagine dal sapore retrò, raffigura un uomo e una donna su una macchinetta dell’autoscontro di qualche decennio fa. Nel libro è infatti presente un autoscontro. Le pagine di guardia non sono bianche, ma presentano la fotografia dell’interno di un treno.

Giudizio complessivo: ♥♥♥♥♥  Copertina: 10+.

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6 thoughts on “La Recensione: Andrea Vitali, “Biglietto, signorina”.

  1. Leggo da anni Andrea Vitali e trovo sempre deliziosi i suoi romanzi: lievi, educati, dal vago sapore vintage, sanno portare in un luogo, Bellano, che impercettibilmente diviene IL LUOGO e in un tempo che diviene subito TUTTI I TEMPI…. Leggero’ anche questo. grazie, Sara 😍

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      1. Non solo: Bellano e’ il paese di provincia emblema di tutti i paesi di provincia italiano, e’ un luogo comune … In molti sensi… Bel post!

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