Into the woods: il bosco tira fuori il meglio di noi. – Recensione film

in to the woods - locandinaAppena io e i miei amici siamo usciti dal cinema, sono venuti fuori questi commenti spontanei, a mente calda: “Da questo film ho capito che le donne non sono fedeli”, ha detto Maxwell (i nomi sono volutamente modificati). “Io ho capito che nemmeno gli uomini sono fedeli. E che sono attratti dalle donne che fuggono, e poi, quando non fuggono più tanti saluti e avanti un’altra”, ho risposto io. “Io ho capito che non ho mai voluto schiaffeggiare così tanto una bambina come l’attrice che faceva Cappuccetto Rosso. Insopportabile!” ha aggiunto Richie. “Io ho capito che bisogna stare attenti a ciò che si desidera, e che dopo il “vissero felici e contenti” inizia la vita vera”, ha concluso la Maestrina, che è andata dritta al concetto più profondo.

Ma incominciamo dall’inizio. Into the woods è un lungometraggio, ripreso dal musical di successo di Stephen Sondheim, della Disney, che ultimamente sta rivisitando in chiave moderna molte delle sue storiche opere, come Maleficient, Alice in Wonderland, Il Grande e Potente Oz Cenerentola, uscito solo da poco.

Tutto gira intorno al bosco, teatro delle vicende che vedono intrecciarsi quattro favole dei fratelli Grimm, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Jack e il fagiolo magico Raperonzolo, ma soprattutto luogo in cui si cresce e si cambia, acquisendo la consapevolezza di ciò che si vuole: il bosco è una metafora per la vita, una giungla buia e selvaggia, in cui ognuno di noi deve tirare fuori il meglio di sé.

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Bravissima Emily Blunt, la moglie del fornaio, mentre Johnny Depp fa solo un’apparsa fugace nei panni del Lupo Cattivo, meraviglioso come sempre. 

Superlativa Maryl Streep, che, per il ruolo della strega cattiva in cerca della perduta giovinezza, ha ottenuto la sua diciannovesima candidatura agli Oscar.

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Al contrario di Cenerentola, che ha riprodotto fedelmente il cartone originale insieme ai suoi valori, Into the woods è una favola in tutto per tutto moderna, che dà allo spettatore la possibilità di sbirciare cosa accade dopo il fantomatico “e vissero felici e contenti”, a cominciare dal concetto dell’amore, molto attuale: il principe, bello, aitante, gentile, appassionato, e affascinante, e, soprattutto, principe, che non è affatto cosa da niente, non concepisce come una donna possa resistergli, e quando Cenerentola scappa da lui se ne innamora perdutamente, proprio perché lei scappa. Poi, appena l’ha conquistata, si mette in cerca di un’altra da conquistare.

Di gran lunga la migliore è stata la scena in cui i due principi, uno il principe azzurro di Cenerentola, e l’altro, il principe di Raperonzolo, si struggono di dolore perchè non posso avere le loro amate, strappandosi la camicia e mostrando gli addominali scolpiti con tanto di spruzzi d’acqua di ambientazione, cantando “Agony! Misery! They can cut like a knife”.

Mi ha colpito particolarmente anche un altro concetto, quello del fatto che essere gentili non implica essere delle brave persone. Lo apprende sulla sua pelle Cappuccetto Rosso, tratta in inganno dalle moine del lupo, e ce lo ribadisce la Strega Cattiva quando, per giustificare le sue gesta, che effettivamente sono più logiche e razionali di quelle degli altri, canta che lei fa ciò che è giusto, mentre loro, persone normali che non sono né buone né cattive, si preoccupano di fare ciò che è gentile.

Sono arrivata al cinema, ieri sera, preparata ad essere delusa, perché in molte recensioni che avevo letto aleggiava un senso di scontentezza. Soprattutto, a non convincere molti è il miscuglio di fiabe diverse. Invece sono rimasta completamente soddisfatta dal film, dalle canzoni, dagli attori, dalla scenografia e dai temi toccati.

L’unica pecca? Quando pensavo che il film fosse finito, la situazione si era risolta, tutto andava come doveva andare, si era giunti a un lieto fine, è apparsa all’orizzonte una complicazione Gigantesca (chi vuol intendere intenda 😉 ) che ha provocato una serie di cause a catena che hanno rimesso tutto in discussione. Ecco, se devo dire la mia, a me il film sarebbe piaciuto di più anche senza quest’ultima parte, che tra l’altro lo ha reso troppo lungo.

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