#MomentiDiTrascurabileInfelicità

momenti di trascurabile infelicitàDopo aver letto Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo, un libriccino spassosissimo che vi consiglio di leggere, mi sono detta: cavoli, avrei dovuta averla io l’idea di scrivere questo libro. E mi sono messa a pensare ai miei momenti quotidiani di trascurabile infelicità… Quando la sera, sono lì lì per sprofondare in un confortevole sonno, si eleva un ululato che sembra il barrito di un elefante. È la Giada – cane corso di mio padre -che, rimasta da sola, piange. Sono sicura che, oltre a me, tutto il palazzo è sveglio. La mattina dopo, alle ore 7.03, vengo svegliata dall’insistente abbaiare furioso della Lulù – cane di razza bichon frisé dell’altra mia sciagurata genitrice -, che ha sentito entrare nel palazzo un estraneo. Sono sicura che tutta la casa ora è sveglia. Cerco di riaddormentarmi ma la maledetta palla di pelo piange fuori dalla mia porta, finché mia madre non le apre. A quel punto si precipita sul mio letto, si sistema per lungo sul cuscino con la coda nella mia faccia e poi mi sfila dalla manica del pigiama il fazzoletto da naso, facendolo a pezzettini che si spargono amabilmente tra le mie lenzuola.

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Quando arrivi in palestra e ti accorgi di non aver preso la bottiglietta d’acqua.

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Quando in una mattina piovosa mia madre aspetta al varco la donna delle pulizie, e ancor prima che questa abbia aperto la porta di casa, gliela spalanca in faccia e le dice: “Cetti, mi fai un favore? Mi vai a comperare le sigarette che piove?”. A quanto pare per la poveretta invece non piove.

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Quando vai al supermercato di fretta tra un impegno e l’altro e sulla via del ritorno ti accorgi di aver scordato di comprare proprio la cosa fondamentale, quella per cui c’eri andata.

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Quando qualcuno lascia entrare la Belva Grande – il bichon frisé, che a dispetto della sua stazza, è di gran lunga più temibile del Cane Corso – nella stanza, rigorosamente chiusa, in cui appoggio le cose della palestra. Insomma, morale: torno a casa e la trovo sotto il letto con in bocca la mia ciabatta da doccia. Gliela prendo e la esamino, convinta di trovarci dei bucherelli da morso, invece no, è miracolosamente intatta. Il giorno dopo vado in palestra, infilo la ciabatta e mi scivola il piede in avanti. Ecco, aveva staccato il filo dell’infradito, quello che sta tra pollice e indice. Poi me ne vado in giro trascinando il piede per tutto lo spogliatoio e rischiando svariate volte di cadere mentre sono dentro la doccia.

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Quando, nel bel mezzo del pomeriggio sento due spari molto vicini. Mi affaccio dalla finestra e vedo mio nonno con il fucile da caccia in mano. Penso che è uscito di testa e mi precipito, come volando, per le scale e poi fuori per fermarlo. A kamikaze. Una volta lì mi accorgo che stava sparando a una coppia di piccioni che da settimane infestavano casa mia, scagacciando su tutto il muro da poco riverniciato. In preda allo shock non ho nemmeno le forze di spiegarlo alla gente affacciata dalle finestre che urla: “Guardate! Guardate! C’è un vecchio con un fucile! È impazzito!”.

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Mi era sempre piaciuto, dal primo anno di superiori, un ai tempi ragazzetto con la fascetta nei capelli neri, alla mo’ di Valentino Rossi, e degli occhi così belli da essere ipnotici. Ma lui ci provava con la mia compagna di banco, nonché amica (che ora odio per vicissitudini che non sto a spiegarvi). Lo consideravo così, semplicemente come un ragazzo che mi piaceva, senza dare troppo peso alla cosa e senza ammetterlo nemmeno a me stessa (infatti il mio ragazzo di allora continuava a essere geloso di lui e io nemmeno ne capivo il motivo da quanto mi pareva un sospetto assurdo), perché lui era irraggiungibile, di quegli esseri perfetti che mai e poi mai ti avrebbero potuto guardare in quel modo, a te, adolescente mediocre. Poi venne il giorno, qualche anno dopo, in cui davvero mi guardò in quel modo, e allora mi parve di vivere un sogno. 

Una sera a una festa- si stava già spargendo la voce che ci frequentavamo – un ragazzo allampanato della mia stessa compagnia, a cui, tra l’altro, per accrescere la mia umiliazione, avevo fatto il filo senza che lui mi ricambiasse, mi si avvicinò tutto sconvolto per chiedermi: “Ma è vero che tu stai con Lui??” E alle mie risposte affermative insisteva: “Nooo, non ci credo. Ma davvero?? Come è possibile?”, come se io fossi una cessa che stava con il Dio Greco Eros, del tutto incurante di farmi capire questo suo pensiero poco lusinghiero. Ecco, quello è uno dei momenti che ricordo con umiliazione, anche se lì per lì non mi ero neppure arrabbiata, perché per tutto il tempo che io e Lui siamo stati insieme (quasi due anni) l’ho sempre pensata come il Tizio Allampanato: era troppo bello per me. Eppure in due anni non mi ha fatto mai sentire brutta, anzi…

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Quando mi dicono: “Come sei bella oggi!” e l’unica cosa che ho diversa dal solito è che non indosso gli occhiali da vista. Il giorno dopo che li comprai, capii, guardandomi allo specchio, che mi stavano malissimo, non so cosa avessi nel cervello quando li avevo scelti. Ma ormai li ho presi, e mi tocca tenerli almeno per un anno o due, con quello che li ho pagati. E intanto ogni volta che non li metto mi dicono: “Che bella che sei oggi!”, e mio padre, guardandomi con disapprovazione: “Ma togli un po’ quegli occhiali da talpa e metti le lenti, su! Ti mancano solo i tergicristalli!”, e un tizio con cui avevo appena iniziato a uscire, una sera mi disse, mentre gli facevo vedere una foto in cui comparivo io con gli occhiali: “Mamma mia, più grossi li potevi comperare gli occhiali!”.

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Quando ti dicono: “alle 9 sono lì”. E alle 9 e 20 non si è ancora visto nessuno.

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Quando, al lavoro, mentre hai mille cose da fare, le tue colleghe si fermano davanti alla tua scrivania a chiacchierare di cosa hanno fatto i figli o cosa hanno cucinato la sera prima. E tu stai lì ad annuire continuando a guardare lo schermo del computer, e pensi: dovrebbe essere chiaro che mi stanno infastidendo. E invece no, continuano a parlare per cinque minuti buoni, nonostante la tua palese mancanza di incoraggiamento. Quali sono i vostri momenti di trascurabile infelicità? Scrivetemeli pure nei commenti 🙂

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