Recensione – Loredana Limone, E le stelle non stanno a guardare. Le storie di Borgo Propizio.

e le stelle non stanno a guardare, loredana limone, recensioneE le stelle non stanno a guardare, pubblicato da Salani nel 2014, è il secondo libro di una trilogia, iniziata con Borgo Propizio (edito da Guanda nel 2012 e poi per i tipi di TEA nel 2013).

Amatissimo dai lettori, Borgo Propizio ha vinto il Premio Fellini 2012 ed è stato tradotto in Spagna, Germania, Bulgaria.

Imminente l’uscita in libreria del terzo capitolo, intitolato Un terremoto a Borgo Propizio. Vi confesso che questo romanzo mi è piaciuto così tanto che non vedo l’ora di leggere il terzo!

L‘autrice, Loredana Limone, ci descrive almeno un piatto succulento per ogni evento che capita al Borgo,  soprattutto tra la latteria di Belinda e il ristorante di Francesco, rianimando le nostre papille gustative. È evidente che è una donna che ama la buona cucina, anche senza sapere che ha ideato un laboratorio di scrittura creativa gastronomica, “Sapori letterari”, e ha pubblicato da poco 13 donne a tavola, un’antologia di racconti dal tema culinario, scritta da lei e da altre 12 autrici – di cui farò presto una recensione, è un libro troppo ghiotto per lasciarmelo sfuggire! 😉

Ma ora smetto di tergiversare e arrivo a E le stelle non stanno a guardare. Tanti sono gli avvenimenti che scombussolano le giornate di Borgo Propizio e dei suoi numerosi abitanti, come la sempreverde zia Letizia, indaffarata a gestire la latteria insieme a Belinda, nipote acida come una zitella; le due sorelle Mariolina e Marietta, con il loro teatrino di litigi e riappacificazioni; l’amabile Ruggero, senza cultura ma intelligente; Dora, più pettegola che giornalaia; il maresciallo capo Bartolomeo Saltalamacchia…
Con a capo il sindaco Rondinella, il paese sfoggia una nuova zelante giunta, il cui assessore alla Cultura, il nevrotico professor Tranquillo Conforti, incarica Ornella di organizzare un evento per l’inaugurazione della biblioteca: nientepopodimeno che un festival letterario, sotto le luccicanti e propizie stelle del borgo…

Loredana Limone ci trascina abilmente nella vita degli abitanti di Borgo Propizio, persone normali, di quelle che incontri tutti i giorni: il giornalaio, il maître del ristorante, la ragazza della pasticceria dove fai colazione… Persone con i loro problemi e i loro dolori da digerire, con i loro amori, con i loro sogni, persone con cui entriamo in contatto empaticamente attraverso una scrittura frizzante e divertente.

Così, tra divertimento e delicata immedesimazione nei casi altrui, la lettura scorre con leggerezza e trasporto. Leggere delle storie di Borgo Propizio è un piacere per l’anima.

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Loredana Limone, E le stelle non stanno a guardare. Le store di Borgo Propizio, 384 pp., 14.90 euro. ♥♥♥♥

loredana limone - e le stelle non stanno a guardare

“Nella vita di un uomo capita raramente di porsi domande senza senso, come ad esempio cosa possa pensare un equilibrista quando è sulla fune di un circo a tanta distanza da tutto e tutti, o se piuttosto non pensi un bel nulla e semplicemente si estranei da tutto e tutti. Che forse è l’unico modo per non cadere.

Mai prima d’pra era accaduto al pragmatico, coerente, razionale uomo di legge che era Cesare. Che mai nella sua vita aveva visto un circo: per principio, per rispetto verso gli animali e perché non gli piaceva. Ma che, esterrefatto, ora fissava la donna davanti a sé, una donna pericolosamente intrigante, che lo aveva chiamato disperata chiedendogli di riceverla.

[…].

Si sentiva in bilico sul precipizio. Il cuore in gola come un funambolo alle prime armi, le si avvicinò e le prese il viso tra le mani. Poi la baciò sulla fronte, e in quel momento sentì un toc tic alla porta.

La lasciò e si voltò di scatto, scosso. L’aveva sentita tremare, e quel tremito si era propagato anche in lui, da capo a piedi, come una corrente elettrica.”

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“Lasciata la casa di Belinda, Francesco accese il cellulare. Dodici chiamate perse: l’ultima di Andreina, tutte le altre di sua madre. Aveva cominciato la sera prima. Non le aveva detto che non rincasava, ma non lo sapeva quand’era uscito. Adesso gli avrebbe fatto il terzo grado, che palle! Sperò che fosse già andata in albergo così evitava anche di sentirla rimbrottare che lui non le rispondeva mai, al telefono e alle sue domande, che se non l’avvertiva si preoccupava, che per un pelo non aveva telefonato agli ospedali e alla polizia e ai carabinieri, che…

Eppure, se non fosse stata la rompiscatole che era, quella mattina le avrebbe raccontato proprio tutto. Aveva una grandissima voglia di parlare di Belinda.

E a Belinda avrebbe avuto voglia di dire che l’amava, nonostante le spine e con tutto il miele.

Ma forse era un po’ presto.”

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