Recensione #51: Nicola Furia, Diario di guerra contro gli zombie

Nicola Furia, Diario di guerra contro gli zombie

DIARIO DI GUERRA NR 1

RELAZIONE del Tenente Colonnello dei Carabinieri Nicola Furia del Comando Provinciale di Rieti (Lazio)

Dopo un anno dall’apocalisse, trovo il tempo per relazionare sugli avvenimenti verificatisi e sulle drastiche decisioni adottate dal sottoscritto, che hanno finora permesso la sopravvivenza di alcune unità di questo Reparto e il successivo salvataggio di parte della locale popolazione.

Non so chi mai leggerà questa relazione, né so se ci sarà in futuro ancora qualcuno in grado di leggerla, ma so che, chi lo farà, condannerà senza appello lo scrivente per le nefandezze effettuate e per le decisioni inumane adottate per conseguire lo scopo.

Non cerco né giustificazioni, né perdono. Io per primo non mi perdonerò mai.”

Inizia così Diario di guerra contro gli zombie, il libro di Nicola Furia, pseudonimo di un Ufficiale dei Carabinieri e docente di criminalistica alla “Sapienza” e all’Università Telematica di Roma.

Se vi sembra di aver sentito nominare Nicola Furia è perché l’abbiamo già incontrato nella recensione di Spaghetti Zombie, una raccolta di racconti “zombeschi” tutti rigorosamente italiani. Nicola Furia è l’autore di uno dei racconti che mi sono piaciuti di più, Lazzaro deve morire.

L’originalità di Diario di guerra contro gli zombie, che vi terrà incollati alle pagine finché non sarete arrivati alla fine, risiede nel fatto che non si tratta del solito racconto della lotta di sopravvivenza di un piccolo gruppo di persone, che sono costrette a vagare a piedi o con macchine sempre a corto di benzina tra un’orda di zombie affamati. In realtà qui quasi non compaiono le lotte corpo a corpo con gli zombie e i salvataggi dell’ultimo minuto a cui siamo abituati, perché fin da subito il Colonnello Furia, in barba agli ordini delle autorità, si barrica con i suoi uomini dentro la caserma, impedendo ai civili di entrare per evitare il contagio.

Al sicuro dentro le mura, il Colonnello Furia organizza un vero e proprio piano di guerra – da cui il titolo – in fasi, che prevedono innanzitutto l’approvvigionamento di armi e di cibo. A questo punto viene studiato il metodo migliore per abbattere quanti più zombie possibile, e solo dopo, come ultima cosa, viene portato in salvo chi ancora è riuscito miracolosamente a sopravvivere.

Il Colonnello Furia è il punto di riferimento della comunità, il capo indiscusso che pur di far sopravvivere l’umanità è costretto a prendere decisioni terribili che non si perdonerà mai, come lasciar morire migliaia di innocenti per evitare il contagio di tutti. Eppure è grazie alla sua tempra e alle sue decisioni repentine se a Rieti c’è ancora vita.

Ecco perché Diario di guerra contro gli zombie si distingue nel mare magnum di libri horror di tema zombie: dà un grande peso, più che alla lotta di sopravvivenza dopo l’apocalisse che ha colpito l’umanità, alla dimensione psicologica, in particolare quella del personaggio di Nicola Furia.

Il tema dell’uomo che deve convivere con azioni brute pur di sopravvivere era già noto (primo tra tutti in Walking Dead), ma non si era mai visto un personaggio che porta avanti l’obiettivo di  instaurare una comunità del tutto autosufficiente per salvare l’umanità dall’apocalisse.

Se si deve individuare in questo una pecca è quella del fatto che l’autore, pur di rendere evidente questa sua particolarità, l’ha forse troppo calzata, ribadendola continuamente.

Ho trovato nel libro un tono a volte eccessivamente colloquiale, soprattutto quando si riportano le chat tra personaggi ignoti, fatto che si giustifica, però, con la struttura del romanzo, che nasce come una raccolta di stralci trovati on line: mail tra i sopravvissuti, relazioni o sfoghi personali del Colonnello Furia postati su un blog…

E’ molto interessante la forte presenza, sia qui che in Lazzaro deve morire, del tema religioso, affrontato in modo dissacratorio (dissacrate, in realtà, sono anche le istituzioni e la società).

In Lazzaro deve morire l’autore inventa con grande originalità una spiegazione millenaria sull’esistenza degli zombie, ricollegandola con fare decisamente anti cattolico a Gesù: il primo zombie della storia è Lazzaro, il morto che Gesù stesso ha resuscitato, causando la nascita di un grave flagello per l’umanità. Una storia ben coperta dalla Chiesa, che da secoli si dà ben da fare per insabbiare ciò che va contro le Sacre Scritture (accuratamente scelte e selezionate).

In Diario di guerra contro gli zombie ci si chiede come, se Dio esiste, possa aver creato un tale orrore, e si paragona paradossalmente gli zombie all’apocalisse che ci ucciderà tutti gli uomini prima della risurrezione.

Eppure, nonostante la forte impronta dissacratoria si coglie qua e là una certa fede nell’esistenza di Dio. Interessata dall’argomento ho coinvolto l’autore in un confronto: “Malgrado tutti gli sforzi intellettuali da me profusi”, mi ha detto Nicola Furia, “non riesco a non credere all’esistenza di un’entità divina e ad una dimensione ultraterrena. Non ci riesco perché credo nell’uomo e nella sua importanza. Non posso pensare che la nostra vita, le nostre emozioni, la nostra presenza su questa terra siano originate dal nulla e destinate al nulla.

Ho fatto lo “sbirro” per tutta la vita e ho imparato che ad ogni domanda deve esserci una risposta e, spesso, la risposta più semplice è quella giusta. Che risposta si può dare a delle domande di cui non ne comprendiamo neanche il concetto? Non riusciamo a dargli né forma, ne sostanza, come il concetto stesso di “infinito”!
Pur se mi costa ammetterlo, devo convenire che l’unica risposta possibile è quella che ti prospetta l’esistenza di un entità divina. Non ne vedo altre”.

Nicola Furia, Diario di guerra contro gli zombie

Edizioni R.E.I., 190 pp., € 14,00. ♥♥♥♥

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