Recensione #53 – Carlos Ruiz Zafón, L’ombra del vento

carlos ruiz zafon, l'ombra del vento, recensione carlos ruiz zafon, l'ombra del vento, recensione carlos ruiz zafon, l'ombra del vento, recensione

Da quando L’ombra del vento è stato pubblicato in Italia, nel lontano 2001, non so quante e quante volte mi è stato consigliato di leggerlo, da parenti, amici, compagni di università… E io per un motivo o per un altro, il titolo mi era sfuggito dalla memoria subito dopo che me l’avevano suggerito, c’era sempre qualcos’altro da leggere, oppure semplicemente per far bastian contrario dato che me lo consigliavano tutti, ne ho procrastinato la lettura fino ad ora. L’importante è arrivarci, prima o poi, ma per fortuna finalmente l’ho letto! Altrimenti mi sarei persa un libro bellissimo ed emozionante, un libro che parla di libri, perché Daniel, il protagonista, cresce e lavora in una libreria, e soprattutto perché il motore propulsore di tutta la vicenda è un libro.

Il signor Sampere, quando suo figlio Daniel compie undici anni, lo porta in un posto segreto, il Cimitero dei Libri Dimenticati, dove si conservano migliaia di libri che altrimenti sarebbero condannati all’oblio. È tradizione che chiunque visiti per la prima volta il Cimitero, scelga tra quegli interminabili corridoi un volume da portare a casa e da accudire per tutta la vita. Daniel è attirato da L’ombra del vento, il bellissimo romanzo di uno scrittore sconosciuto, Juliàn Carax.

Cercando capire chi fosse Carax, Daniel si trova a poco a poco invischiato in una storia molto più grande di lui: mentre scorrono gli anni, e da bambino diventa uomo, dal passato di Julian Caràx emergono avvenimenti sempre più intricati e confusi: amori illeciti, segreti inconfessabili, minacciosi individui senza volto, macabri segreti custoditi in un’enorme villa abbandonata… E il passato di Carax ha inquietanti paralleli con ciò che sta succedendo alla vita privata di Daniel…

L’ombra del vento si snoda in un intreccio tra presente (quello di Daniel) e passato (la vita di Juliàn Carax), con una storia romanticamente tragica. La narrazione è molto coinvolgente, ma a differenza di altri, che l’hanno definita “intensa”, io l’ho trovata più un lento scivolare, quasi come se leggendo fossi avvolta da un sogno.

Il personaggio più interessante è di certo quello di Fermìn: secco come un chiodo e con un grosso naso, è l’unico elemento di vivacità e ilarità del libro. Tra le sue loquaci battute si nascondo perle di rara saggezza, come: “In genere il destino si apposta dietro l’angolo, come un borsaiolo, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria, le sue incarnazioni più frequenti. Ma non fa mai visite a domicilio. Bisogna andare a cercarlo”, oppure: “Guardi, Daniel, le donne, con rare eccezioni, sono più intelligenti di noi o, perlomeno, più sincere con se stesse rispetto a quello che vogliono. Che poi te lo facciano sapere è un altro paio di maniche. La femmina, Daniel, è un enigma della natura. È una babele, un labirinto. Se le lascia il tempo di pensare, non ha più scampo. Si ricordi: cuore caldo e mente fredda”.

L’ombra del vento fa parte della tetralogia di Il Cimitero dei Libri Dimenticati, con Il Gioco dell’Angelo, il Prigioniero del Cielo e un ultimo volume non ancora pubblicato.

 

Titolo originale: La sombra del viento.

Oscar Mondadori, pp. 417, 10 euro.

♥♥♥♥♥

Annunci

4 thoughts on “Recensione #53 – Carlos Ruiz Zafón, L’ombra del vento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...