Impara l’arte del Kintsugi e mettila da parte: le cicatrici sono oro.

Kintsugi 3La mia Migliore Amica è vittima di una storia malata con il Ragazzo del Piano di Sopra, che si ripete con un ciclo immutato anno dopo anno da più di una decade: lui che si impegna con una qualche ragazza, lei che si strappa i capelli dalla disperazione, lui che la cerca, le scrive, vanno a letto insieme, ma il Ragazzo del Piano di Sopra continua a stare con altre (che la Migliore Amica vede inesorabilmente passare sù e giù le scale del loro condominio) e non con lei, sebbene continui a ripetere che è lei l’unica che ami. E la mia amica, quindi, innamorata fino alla malattia, continua a rimanere legata a lui, convinta che prima o poi tornerà.

Riflettendo su questo ho pensato che esistono due tipi di persone: quelle che continuano a ricadere negli stessi errori, destinate a infilare i piedi nelle stesse trappole e a rompersi di nuovo a pezzi nell’esatto punto in cui si sono già rotte prima, ancora e ancora, e quelle che imparano dai propri errori, ne soffrono, li digeriscono e ne fanno tesoro. Come me, che commetto un’infinità di errori, ma mai gli stessi due volte: prendo consapevolezza delle mie ferite, aspetto che si chiudano e le tengo bene a mente per non ripetermi. Anche perché, le ferite riaperte più volte sono quelle che fanno più male, i germi ti si insinuano dentro sedimentandosi fino a provocare un’infezione.

kintsugi 1I primi rottamano, divorziano, rimuovono, ficcano polvere e cocci sotto il tappeto… In poche parole non sanno imparare dai propri sbagli. I secondi, invece, hanno fatto di quest’arte la loro forza. Mi fanno venire in mente il Kintsugi, detta l’antica arte della irreparabile bellezza. 

Un vaso cade e si frantuma? Perfetto. I giapponesi ne riparano le crepe con l’oro liquido, rendendolo non solo più prezioso, ma anche unico. La sua forza sta proprio in quelle crepe, in quelle fragilità evidenziate dall’oro.

Kintsugi 2

Il Kintsugi è consapevole del concetto di resilienza: valorizzare l’esperienza dolorosa, senza cancellarne le crepe, ma riparandole con l’oro rendendole non solo più preziose, ma anche più evidenti. 

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