Recensione #57: David Mitchell – Cloud Atlas

David Mitchell - Cloud Atlas recensione

Fin da quando ho visto il film, ormai qualche anno fa, Cloud Atlas ha soggiornato in cima alla mia lista dei libri da leggere (anche se poi si sono messi in mezzo tanti di quegli altri libri, nuove uscite o regali). Il film, infatti, ricordo che mi catturò, mi tenne incollata allo schermo, mi affascinò talmente che continuavo a chiedere a tutti quelli che mi capitavano a tiro: “hai visto Cloud Atlas?” perché avevo una voglia matta di parlarne, discuterne, rievocarne le scene più belle.

Finalmente ho letto il libro ed è stato altrettanto, se non di più, affascinante e coinvolgente. È davvero un bel libro, ed è un peccato che in Italia fosse perlopiù sconosciuto, almeno fino all’uscita del film.

cloud-atlas recensioneCloud Atlas è composto con grande genialità da 6 storie ambientate in epoche diverse, da qualche secolo fa al futuro, i cui protagonisti sono legati da una voglia a forma di stella sulla pelle, che sembra suggerire siano l’incarnazione della stessa anima, ma nel libro non è mai confermato. Nel film invece i fratelli Wachovski spingono ben oltre questa idea: in ogni storia i protagonisti sono gli stessi identici attori, con look molto diversi tra loro tanto che in molti casi ci si mette un po’ a riconoscerli (addirittura in un episodio troviamo una Halle Berry con la pelle bianca). A enfatizzare ancora di più l’idea della reincarnazione è che questa sorta di ubiquità corporale dei personaggi travalica le distinzioni di genere, così che attori maschi vengono utilizzati per interpretare ruoli femminili.

Ogni storia è collegata a quella successiva dal fortuito ritrovamento di una memoria, scritta o narrata a voce, che registra la vita dei protagonisti: il diario dell’avvocato che viaggia in mare nelle isole del Pacifico viene ritrovato in un albergo da un compositore inglese nel 1930, le cui lettere rivolte a un amante giungono nelle mani di una giornalista coinvolta in un grosso scandalo a causa del quale perde la vita nel 1975, su questa vicenda viene scritto un romanzo che viene inviato come manoscritto a un editore in fallimento, sulla cui vita viene tratto un film che viene visto, secoli dopo, da Somni-451, un essere umano creato in laboratorio per servire in una “mangeria” di Nea So Copros (al fù Korea) che registra le sue memorie in un Verbo che giungerà nelle mani di Zachry,  un uomo che vive nel mondo primitivo post-apocalisse.

Le sei storie non vengono raccontate inframmezzandole e incastrandole tra di loro, ma in successione in ordine cronologico nella prima metà del libro, per ricominciare in ordine inverso nella seconda metà.

cloudatlascina

Quella che mi ha colpito di più, già dal film, è la storia di Somni-451, un clone geneticamente creato per fare da schiava all’umanità, che ormai non si abbassa a fare i lavori più umili. Anche se nel film la vicenda è molto più enfatizzata e con un risvolto romantico assente nel libro, anche dopo averlo letto posso dire che è rimasta quella più affascinante, per il contesto di una società dispotica e sull’orlo dell’autodistruzione, e per l’idea fondante che anche un clone a cui non sono permessi sentimenti e pensieri intelligenti, dimostra invece di avere un’anima.

 

David Mitchell, Cloud Atlas. Sperling & Kupfer, € 11,90, 597 pp. ♥♥♥♥♥

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