Il Racconto: tratto da “Hunger Games”

Hunger Games, trilogia, Uno nessuno e centomila libri blog

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ATTENZIONE: SPOILER! NON LEGGERE SE NON HAI LETTO I LIBRI

Hunger Games è uno dei libri che mi hanno più emozionato ultimamente. Ho adorato la storia dei primi due libri, ma non mi è piaciuto troppo l’ultimo, perché non ho mai amato troppo le guerre e la politica. Nonostante questo, la parte che più mi ha emozionato in assoluto è stato il finale.

Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con la scelta di Peeta?

«Impariamo un’altra volta a tenerci occupati. Peeta fa il pane. Io vado a caccia. Haymitch beve finché non ha finito il liquore, dopodiché alleva oche fino all’arrivo del treno successivo. Per fortuna, le oche sanno badare a se stesse piuttosto bene. Non siamo soli. Qualche centinaio di persone hanno fatto ritorno qui, perché, qualunque cosa sia successa, questa è casa nostra. Con le miniere chiuse, si ara la terra mescolandola alle ceneri e si coltivano piante commestibili. Macchinari provenienti da Capitol City scavano per gettare le fondamenta di una nuova fabbrica dove produrremo farmaci. Benché nessuno lo semini, il prato torna di nuovo verde.

Io e Peeta ricominciamo a crescere insieme. Ci sono ancora momenti in cui lui afferra lo schienale di una sedia e aspetta finché i flashback non sono finiti. Io mi sveglio urlando da incubi di ibridi e bambini perduti. Ma le sue braccia sono lì a darmi conforto. E in seguito le sue labbra. La notte in cui provo di nuovo quella sensazione, la fame che mi aveva assalito sulla spiaggia, so che tutto questo sarebbe accaduto comunque. Che quello che ho bisogno per sopravvivere non è il fuoco di Gale, acceso di odio e di rabbia. Ho abbastanza fuoco di mio. Quello di cui ho bisogno è il dente di leone che fiorisce a primavera. Il giallo brillante che significa rinascita anziché distruzione. La promessa di una vita che continua, per quanto gravi siano le perdite che abbiamo subito. Di una vita che può essere ancora bella. E solo Peeta è in grado di darmi questo.

Così, quando sussurra: – Tu mi ami. Vero o falso? – io gli rispondo – Vero».

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