8 citazioni che potrebbero cambiare il tuo modo di vedere la vita.

Non so voi, ma io adoro le citazioni. I miei libri sono costellati di sottolineature e post it che segnano le pagine con le frasi che mi sono piaciute di più, o che mi hanno fatto riflettere. Perché spesso le citazioni ci fanno soffermare su aspetti della vita che non avevamo considerato fino a quel momento ma che riconosciamo subito come veri, oppure ci fanno vedere le cose in una prospettiva diversa. E quante volte capita di aver tremendamente bisogno di cambiare prospettiva per sentirsi meglio!

1) Sii te stesso, sempre e comunque.

sii te stesso. 8 citazioni cambiare vita

“Be who you are and say what you feel because those who mind don’t matter, and those who matter don’t mind.” Sii ciò che sei e dì sempre ciò che provi perché a chi ci tiene davvero a te piaci come sei, e a quelli che non ci tengono non gli importa di come sei o non sei”.

Vero. E aggiungerei: che ti importa di cosa pensa chi non tiene davvero a te? Non vale la pena sprecare tempo ed energie con chi non ti accetta come sei.

2) Osa, soprattutto finché sei in tempo per farlo.

Osa, soprattutto finché hai tempo per farlo“The only failure in your 20s is inaction. The rest is trial and error.” Non esistono fallimenti a vent’anni se non la passività. Tutto il resto sono errori ed esperimenti.
La vita vale il rischio, spesso bisogna avere il coraggio di tentare. Soprattutto quando si hanno vent’anni e la propria vita è tutta da costruire: se ci provi e sbagli puoi sempre correggere il tiro, ma se non ci provi nemmeno, ecco, quello è il vero fallimento.

3) Non adagiarti sempre nel seguire la strada più sicura.

non adagiarti

“A ship is safe in harbor, but that’s not what ships are for.” Una nave è al sicuro nel porto, ma non è per stare attraccate in porto che servono le navi.

Per quanto possiamo essere al sicuro e a nostro agio nella quotidianità, o nel seguire le orme che qualcun altro ha tracciato per noi, a volte bisogna prendere il largo, perché una vita piena ha sempre bisogno di un po’ di avventura.

4) Cambiare le cose positivamente dipende solo da noi stessi.

cambiamento positivo

“If an egg is broken by an outside force, life ends. If broken by an inside force, life begins. Great things always begin from the inside.”  Se un uovo viene rotto da una forza esterna, la vita finisce. Se viene rotto dall’interno, è la vita che inizia. Le grandi cose iniziano sempre da dentro di noi.

A volte la vita ci mette di fronte a grandi cambiamenti che mai avremmo voluto, e che non dipendono da noi. Volgere le cose in positivo e ricavare dal cambiamento una spinta in avanti invece che un arresto dipende da noi.

5) La vita va avanti, sempre e comunque.

La vita va avanti, sempre e comunque

“In three words I can sum up everything I’ve learned about life: it goes on.” In tre parole posso sommare tutto ciò che ho imparato sulla vita: va avanti.
A volte stiamo così male che non ci sembra possibile andare avanti. Invece, in qualche  modo, tutti lo facciamo: la vita va avanti, sempre e comunque. Per questo, anche nei momenti più bui, abbiamo questa consolazione: prima o poi il buio diraderà e rispunterà il sole. Il dolore affievolisce.

6) Preoccuparsi è inutile.

Preoccuparsi è inutile

“Worry does not empty tomorrow of its sorrow; it empties today of its strength.” Preoccuparsi non diminuisce il dolore che si proverà domani, ma ci mette i bastoni tra le ruote oggi.

Questa è una lezione che ho imparato a mie spese: preoccuparsi di ogni cosa che potrebbe o non potrebbe succedere non fa che renderti impossibile godere del presente. In molti casi, preoccuparsi è solo uno spreco di forze. Meglio vivere le cose quando accadono.

7) Il tempo è prezioso.

 

il tempo è prezioso

“Imagine there is a bank account that credits your account each morning with $86,400. It carries over no balance from day to day. Every evening the bank deletes whatever part of the balance you failed to used during the day. What would you do? Draw out every cent, of course? Each of us has such a bank, its name is time. Every morning, it credits you 86,400 seconds. Every night it writes off at a lost, whatever of this you failed to invest to a good purpose. It carries over no balance. It allows no over draft. Each day it opens a new account for you. Each night it burns the remains of the day. If you fail to use the day’s deposits, the loss is yours. There is no drawing against ‘tomorrow.’ You must live in the present on today’s deposits. Invest it so as to get from it the utmost in health, happiness, and health. The clock is running. Make the most of today.” Immagina che ci sia un conto corrente che ti accredita ogni mattina 86,400 euro ma alla fine del giorno i soldi che ti sono rimasti verranno cancellati. Che cosa faresti? Ripuliresti ogni centesimo ogni giorno, ovviamente! Ognuno di noi ha un conto corrente così: il tempo. Ogni mattina ti accredita 86,400 secondi. Se non usi al meglio i secondi che ti sono concessi, li hai persi per sempre. Per questo devi investire il massimo in ogni giorno.

Il tempo scorre solo in avanti, non torna mai indietro e non ti viene restituito. Quindi fai del tuo meglio con il tuo tempo.

8) Il tempo che passi a divertirti non è tempo sprecato.

se ti diverti non è tempo sprecato

“The time you enjoy wasting is not wasted time.” Il tempo che ti piace perdere divertendoti non è tempo sprecato.
Questa è una lezione che sto ancora imparando. Passare ogni momento della vita a fare cose utili per il tuo futuro o per eccellere nello studio e nella carriera non è salutare. Ogni tanto bisogna concedersi del tempo per divertirsi, senza vederlo come tempo sprecato.
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Impara l’arte del Kintsugi e mettila da parte: le cicatrici sono oro.

Kintsugi 3La mia Migliore Amica è vittima di una storia malata con il Ragazzo del Piano di Sopra, che si ripete con un ciclo immutato anno dopo anno da più di una decade: lui che si impegna con una qualche ragazza, lei che si strappa i capelli dalla disperazione, lui che la cerca, le scrive, vanno a letto insieme, ma il Ragazzo del Piano di Sopra continua a stare con altre (che la Migliore Amica vede inesorabilmente passare sù e giù le scale del loro condominio) e non con lei, sebbene continui a ripetere che è lei l’unica che ami. E la mia amica, quindi, innamorata fino alla malattia, continua a rimanere legata a lui, convinta che prima o poi tornerà.

Riflettendo su questo ho pensato che esistono due tipi di persone: quelle che continuano a ricadere negli stessi errori, destinate a infilare i piedi nelle stesse trappole e a rompersi di nuovo a pezzi nell’esatto punto in cui si sono già rotte prima, ancora e ancora, e quelle che imparano dai propri errori, ne soffrono, li digeriscono e ne fanno tesoro. Come me, che commetto un’infinità di errori, ma mai gli stessi due volte: prendo consapevolezza delle mie ferite, aspetto che si chiudano e le tengo bene a mente per non ripetermi. Anche perché, le ferite riaperte più volte sono quelle che fanno più male, i germi ti si insinuano dentro sedimentandosi fino a provocare un’infezione.

kintsugi 1I primi rottamano, divorziano, rimuovono, ficcano polvere e cocci sotto il tappeto… In poche parole non sanno imparare dai propri sbagli. I secondi, invece, hanno fatto di quest’arte la loro forza. Mi fanno venire in mente il Kintsugi, detta l’antica arte della irreparabile bellezza. 

Un vaso cade e si frantuma? Perfetto. I giapponesi ne riparano le crepe con l’oro liquido, rendendolo non solo più prezioso, ma anche unico. La sua forza sta proprio in quelle crepe, in quelle fragilità evidenziate dall’oro.

Kintsugi 2

Il Kintsugi è consapevole del concetto di resilienza: valorizzare l’esperienza dolorosa, senza cancellarne le crepe, ma riparandole con l’oro rendendole non solo più preziose, ma anche più evidenti. 

Il tempismo perfetto #therighttime

timingOgni tanto inizio a stilare una lista di libri da leggere, che presto diventa così lunga che inizio a stilarne un’altra dimenticandomi della prima, poi cambio agenda e la dimentico dentro quella vecchia, e quasi senza accorgermene inizio a compilarne una nuova, e così via (l’avrete capito, sono una persona confusionaria e molto poco ordinata).

Per due o tre anni in tutte le liste dei libri da leggere ricorreva sempre il titolo di un libro, Il Castello Errante di Howl, perché ogni volta che veniva nominato il film, o sentivo il nome di Miyazaki, mi ripromettevo di leggerne il libro e lo riappuntavo nella lista di turno. Eppure alla fine quando andavo in libreria non lo compravo mai, perché c’era sempre qualcosa di più urgente o più nuovo da leggere.

Fino all’altro giorno, quando gironzolando in una libreria, Il Castello Errante di Howl mi è capitato tra le mani. L’ho subito interpretato come un segnale: finalmente era arrivato il momento di comprare quel libro.

Non vi sembra una fortunata coincidenza che mi sia capitato di imbattermi proprio in una copia del libro che ho voluto leggere per anni, e che da tempo non stavo più cercando, anzi mi ero dimenticata che esistesse?

Ma è stato davvero un caso, oppure possiamo chiamarlo destino?

Voi credete nel destino? Io no. Credo che la vita sia tutto un grande caso, e che ogni minima cosa che ti succede oggi determina ciò che succederà domani. Se per caso, depressa perché al lavoro durante il giorno è andato tutto storto, decidessi di restare a casa la sera, bidonando le tue amiche che ti hanno invitata a bere qualcosa, non incontreresti mai quel ragazzo bruno dagli occhi grandi che ti guarda con quello sguardo lì, quello che hai quando una persona ti piace, non gli lasceresti mai il tuo numero e adesso non staresti insieme a lui. Saresti sola, o staresti insieme a un altro.

Se per caso non tardassi a uscire di casa di qualche minuto perché non ti ricordi dove hai messo le chiavi non rimarresti bloccata dentro una metropolitana guasta per una ventina di minuti. Potrei continuare…

Non credo nel destino, quindi, ma nelle fortunate coincidenze, quelle che mi piace chiamare tempismo perfetto. Quando ti capita l’occasione giusta al momento giusto bisogna coglierla al volo.

Trovare proprio il libro che desideravo leggere da anni non è stato semplice caso, ma il tempismo perfetto. Quando avevo sentito parlare di quel libro e l’avevo aggiunto alla mia “Lista di libri da leggere” evidentemente non era il momento giusto per leggerlo, ma quando l’ho trovato per caso sugli scaffali di quella libreria, e ho tenuto la copia tra le mani, ho saputo che era arrivato il suo momento. Così mi sono affrettata a correre alla cassa a pagare la mia copia de “Il Castello Errante di Howl“, e ho iniziato a leggerlo tutto di un fiato. E l’ho trovato davvero, davvero meraviglioso.

Era quello che mi ci voleva! Da un po’ di giorni, forse a causa dei troppi libri letti troppo in fretta, avevo perso la solita passione per la lettura, e agognavo una pausa. Poi il tempismo perfetto mi ha portato Il Castello Errante di Howl, che ha riacceso la mia voglia di leggere come una miccia: magia, personaggi davvero originali, misteri da risolvere e leggerezza nello stile e nell’espressione. Era quello che mi ci voleva!

Consiglio a tutti gli amanti dei fantasy di leggerlo, se non lo avete ancora fatto, o almeno di guardare il film di Miyazaki! Poi fatemi sapere cosa ne pensate.

il castello errante di howl

Titolo originale: Howl’s moving castle. Prima edizione: 1986.

Kappalab, 247 pp., € 15,00. ♥♥♥♥♥

 

Le cose più importanti che ho – da Fausto Brizzi, Se mi vuoi bene.

Nell’ultimo libro di Fausto Brizzi, Se mi vuoi beneMassimiliano, il poliziotto in pensione proprietario del Negozio di Chiacchiere, chiede al protagonista, Diego, avvocato depresso, di stilare una lista delle 10 cose più importanti della sua vita.

Ovviamente la mia mente è subito corsa a pensare a quali erano le mie 10 cose, e, credetemi non è per niente semplice. Eccole qui.

le cose più importanti che ho - la mia lista

Poi ho voltato pagina e ho confrontato le mie risposte a quelle di Diego, che, come sa chi ha letto il libro, ha compilato il suo foglio elencando una serie di oggetti inutili, oggetti che hanno per lui un valore morale. Massimiliano, però lo redarguisce: “Le cose del tuo cuore, se ci pensi bene, hanno tutte due braccia, due occhi, un fegato, un sistema nervoso e diversi altri accessori incredibili”. Delle persone, quindi. Quelle che si amano di più, quelle senza le quali non si potrebbe vivere.

Eppure, anche per me il primo istinto è stato quello di pensare a delle cose, come il tramonto sul mare, i miei libri, ridere di gusto, un buon piatto di lasagne…

Provateci anche voi a pensare alle vostre 10 cose/persone più importanti, come ha fatto Diego e come poi ho fatto io, correggendo il tiro. È un modo perfetto per ricordarsi di dare sempre alle vostre persone del cuore l’importanza che meritano.

Ma se invece dovreste pensare proprio alle 10 cose, e non persone, più importanti che avete, che cosa direste? Mandatemi pure lo scanner del vostro foglio nei commenti. 🙂

le cose più importanti che ho

#MomentiDiTrascurabileInfelicità

momenti di trascurabile infelicitàDopo aver letto Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo, un libriccino spassosissimo che vi consiglio di leggere, mi sono detta: cavoli, avrei dovuta averla io l’idea di scrivere questo libro. E mi sono messa a pensare ai miei momenti quotidiani di trascurabile infelicità… Quando la sera, sono lì lì per sprofondare in un confortevole sonno, si eleva un ululato che sembra il barrito di un elefante. È la Giada – cane corso di mio padre -che, rimasta da sola, piange. Sono sicura che, oltre a me, tutto il palazzo è sveglio. La mattina dopo, alle ore 7.03, vengo svegliata dall’insistente abbaiare furioso della Lulù – cane di razza bichon frisé dell’altra mia sciagurata genitrice -, che ha sentito entrare nel palazzo un estraneo. Sono sicura che tutta la casa ora è sveglia. Cerco di riaddormentarmi ma la maledetta palla di pelo piange fuori dalla mia porta, finché mia madre non le apre. A quel punto si precipita sul mio letto, si sistema per lungo sul cuscino con la coda nella mia faccia e poi mi sfila dalla manica del pigiama il fazzoletto da naso, facendolo a pezzettini che si spargono amabilmente tra le mie lenzuola.

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Quando arrivi in palestra e ti accorgi di non aver preso la bottiglietta d’acqua.

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Quando in una mattina piovosa mia madre aspetta al varco la donna delle pulizie, e ancor prima che questa abbia aperto la porta di casa, gliela spalanca in faccia e le dice: “Cetti, mi fai un favore? Mi vai a comperare le sigarette che piove?”. A quanto pare per la poveretta invece non piove.

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Quando vai al supermercato di fretta tra un impegno e l’altro e sulla via del ritorno ti accorgi di aver scordato di comprare proprio la cosa fondamentale, quella per cui c’eri andata.

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Quando qualcuno lascia entrare la Belva Grande – il bichon frisé, che a dispetto della sua stazza, è di gran lunga più temibile del Cane Corso – nella stanza, rigorosamente chiusa, in cui appoggio le cose della palestra. Insomma, morale: torno a casa e la trovo sotto il letto con in bocca la mia ciabatta da doccia. Gliela prendo e la esamino, convinta di trovarci dei bucherelli da morso, invece no, è miracolosamente intatta. Il giorno dopo vado in palestra, infilo la ciabatta e mi scivola il piede in avanti. Ecco, aveva staccato il filo dell’infradito, quello che sta tra pollice e indice. Poi me ne vado in giro trascinando il piede per tutto lo spogliatoio e rischiando svariate volte di cadere mentre sono dentro la doccia.

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Quando, nel bel mezzo del pomeriggio sento due spari molto vicini. Mi affaccio dalla finestra e vedo mio nonno con il fucile da caccia in mano. Penso che è uscito di testa e mi precipito, come volando, per le scale e poi fuori per fermarlo. A kamikaze. Una volta lì mi accorgo che stava sparando a una coppia di piccioni che da settimane infestavano casa mia, scagacciando su tutto il muro da poco riverniciato. In preda allo shock non ho nemmeno le forze di spiegarlo alla gente affacciata dalle finestre che urla: “Guardate! Guardate! C’è un vecchio con un fucile! È impazzito!”.

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Mi era sempre piaciuto, dal primo anno di superiori, un ai tempi ragazzetto con la fascetta nei capelli neri, alla mo’ di Valentino Rossi, e degli occhi così belli da essere ipnotici. Ma lui ci provava con la mia compagna di banco, nonché amica (che ora odio per vicissitudini che non sto a spiegarvi). Lo consideravo così, semplicemente come un ragazzo che mi piaceva, senza dare troppo peso alla cosa e senza ammetterlo nemmeno a me stessa (infatti il mio ragazzo di allora continuava a essere geloso di lui e io nemmeno ne capivo il motivo da quanto mi pareva un sospetto assurdo), perché lui era irraggiungibile, di quegli esseri perfetti che mai e poi mai ti avrebbero potuto guardare in quel modo, a te, adolescente mediocre. Poi venne il giorno, qualche anno dopo, in cui davvero mi guardò in quel modo, e allora mi parve di vivere un sogno. 

Una sera a una festa- si stava già spargendo la voce che ci frequentavamo – un ragazzo allampanato della mia stessa compagnia, a cui, tra l’altro, per accrescere la mia umiliazione, avevo fatto il filo senza che lui mi ricambiasse, mi si avvicinò tutto sconvolto per chiedermi: “Ma è vero che tu stai con Lui??” E alle mie risposte affermative insisteva: “Nooo, non ci credo. Ma davvero?? Come è possibile?”, come se io fossi una cessa che stava con il Dio Greco Eros, del tutto incurante di farmi capire questo suo pensiero poco lusinghiero. Ecco, quello è uno dei momenti che ricordo con umiliazione, anche se lì per lì non mi ero neppure arrabbiata, perché per tutto il tempo che io e Lui siamo stati insieme (quasi due anni) l’ho sempre pensata come il Tizio Allampanato: era troppo bello per me. Eppure in due anni non mi ha fatto mai sentire brutta, anzi…

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Quando mi dicono: “Come sei bella oggi!” e l’unica cosa che ho diversa dal solito è che non indosso gli occhiali da vista. Il giorno dopo che li comprai, capii, guardandomi allo specchio, che mi stavano malissimo, non so cosa avessi nel cervello quando li avevo scelti. Ma ormai li ho presi, e mi tocca tenerli almeno per un anno o due, con quello che li ho pagati. E intanto ogni volta che non li metto mi dicono: “Che bella che sei oggi!”, e mio padre, guardandomi con disapprovazione: “Ma togli un po’ quegli occhiali da talpa e metti le lenti, su! Ti mancano solo i tergicristalli!”, e un tizio con cui avevo appena iniziato a uscire, una sera mi disse, mentre gli facevo vedere una foto in cui comparivo io con gli occhiali: “Mamma mia, più grossi li potevi comperare gli occhiali!”.

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Quando ti dicono: “alle 9 sono lì”. E alle 9 e 20 non si è ancora visto nessuno.

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Quando, al lavoro, mentre hai mille cose da fare, le tue colleghe si fermano davanti alla tua scrivania a chiacchierare di cosa hanno fatto i figli o cosa hanno cucinato la sera prima. E tu stai lì ad annuire continuando a guardare lo schermo del computer, e pensi: dovrebbe essere chiaro che mi stanno infastidendo. E invece no, continuano a parlare per cinque minuti buoni, nonostante la tua palese mancanza di incoraggiamento. Quali sono i vostri momenti di trascurabile infelicità? Scrivetemeli pure nei commenti 🙂