Il Top Libro – Jennifer Niven, Raccontami di un giorno perfetto

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Trama

La prima mattina di scuola dopo le vacanze di Natale Theodore Finch, in bilico sul cornicione della torre campanaria si chiede se è quello il giorno giusto per morire, quando scopre di non essere da solo lassù: anche Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo, è lì in piedi sul cornicione.

Come spesso succede in queste situazioni, lui salva lei, e lei salva lui, e tra di loro si crea un legame. Theodore, con il suo entusiasmo e le sue bizzarrie travolge Violet, facendole provare di nuovo la voglia di vivere e la sensazione di essere felice  dopo la morte della sorella. Lui, però, lotta con problemi diversi, un tremendo bipolarismo che lo porta a dormire a volte per settimane intere…

Recensione

Raccontami di un giorno perfetto è un YA che tocca tematiche molto complesse e delicate e che sconvolge buttandovi sottosopra con la forza delle onde del mare. Violet è depressa per la morte della sorella, con la quale divideva tutto, e che era la sua migliore amica. Grazie alla prorompente voglia di vivere di Theodore ricomincia a essere di nuovo felice, a uscire dal suo bozzolo di inattivismo. Lui guarisce lei. Ma i problemi di lui hanno radici molto più profonde e involontarie…

Quella tra Theodore e Violet non è una storia d’amore come tante, ma è dell’amore tra i più belli, quello che ti spinge alla vita. Quello in cui ci si diverte insieme, quello in cui ci si lascia andare all’impulsività e alle emozioni, senza troppi calcoli, se o perché. E questo soprattutto per la singolarità del personaggio di Theodore Finch, uno che vive al cento per cento, che non ha paura di essere se stesso, di tirare sassi in piena notte alla finestra della ragazza che gli piace. Un ragazzo che non ha paura di suonare al campanello in piena notte in una casa dove hanno una serra, perché vuole portare a Violet un mazzo di fiori:

«Chiedo scusa per il disturbo, ma stavo tornando a casa e non ho potuto fare a meno di notare il vostro vivaio. So che siete chiusi e avete ospiti, ma mi chiedevo se fosse possibile prendere qualche fiore per la mia ragazza. È un’emergenza.»
La donna contrae il viso in un’espressione preoccupata. «Un’emergenza? O santo cielo!»
«Forse “emergenza” è un termine un po’ forte, e mi scuso di averla allarmata. Ma è inverno e non so cosa sarà di me la prossima primavera. Lei ha il nome di un fiore, suo padre è furioso con me e io voglio farle sapere che penso a lei e che questa non è una stagione per morire, ma per vivere.».

Continua a leggere qui.

Vi lascio con qualche citazione che può farvi capire la terribile voglia di vivere e insieme il male che risucchia Theodore Finch. È uno dei personaggi più belli che abbia incontrato ultimamente nelle mie letture…

“Oggi è un buon giorno per morire?

È quello che mi chiedo la mattina, quando mi sveglio. A scuola, quando mi sforzo di tenere gli occhi aperti mentre il professor Schroeder continua con la sua lagna. A tavola, mentre faccio passare il piatto coi fagiolini. La sera, a letto, quando non riesco a prendere sonno perché il mio cervello rifiuta di spegnersi per tutto quello su cui c’è da riflettere.

Oggi è il giorno?

E se non oggi, quando?

Me lo chiedo anche in questo momento, mentre sto in piedi su un cornicione a sei piani di altezza dal suolo. Sono così in alto che praticamente sono parte del cielo”. P. 7. 

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«Posso farti una domanda? Secondo te esiste un giorno perfetto?»

«Cosa?»

«Un giorno perfetto, dall’inizio alla fine. Un giorno in cui non succede niente di tragico, o di triste o di ordinario. Secondo te esiste?»

«Non lo so».

«Te ne è mai capitato uno?»

«No»

«Nemmeno a me. Ma lo sto cercando»

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“«A volte soffro di terribili mal di testa. Tutti qui». Non si tratta di una vera e propria bugia, dato che il mal di testa non c’entra. Il mio cervello si surriscalda al punto che non riesco più a stargli dietro. Parole. Colori. Suoni. Certe volte tutto il resto finisce sullo sfondo e resta solo il suono. Allora sento ogni minima vibrazione, non solo con le orecchie, ma con tutto il corpo. Altre volte, invece, arriva tutto insieme: i suoni si trasformano in luce, la luce diventa abbacinante, mi attraversa come una sciabolata ed è a quel punto che mi scoppia il mal di testa. Solo che non mi limito a provarlo, lo vedo come se fosse composto da milioni di colori che si mescolano tutti insieme.” P. 148.

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“Dipende, è tutto relativo. Io non direi che è per forza tardi. Anzi, è presto. Siamo agli albori della nostra vita. Agli albori della notte. Agli albori del nuovo anno. Se ci fai caso, ti accorgi che sono più le volte che è presto di quelle in cui è tardi.”

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“«A volte mi prende così e non posso farci niente. Una specie di angoscia come la sensazione di sprofondare. Dev’essere un po’ come sentirsi nell’occhio del ciclone: sei immerso in una calma immobile mentre intorno a te tutto vortica.»”. P. 312.

Titolo originale: All the Bright Places.

Editore: DeAgostini.

Pagine: 400.

Prezzo: 14,90 euro.

Formato: 14 x 21 cm. Copertina rigida rosso vivo con sopraccoperta bianca con richiami rossi.

Giudizio complessivo: ♥♥♥♥

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Il top libro del mese: I “Momenti di trascurabile infelicità” di Francesco Piccolo.

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Dopo Momenti di trascurabile felicitàFrancesco Piccolo – che ha vinto il Premio Strega dello scorso anno con Il desiderio di essere come tutti –, torna con il rovescio della medaglia, Momenti di trascurabile infelicità.
L’intento dello scrittore e sceneggiatore italiano è quello di mostrare la vita nella bellezza delle piccole cose, nei momenti “trascurabili” dell’esistenza, che spesso sono i più importanti. Continua a leggere qui.

Francesco Piccolo
Momenti di trascurabile infelicità
Einaudi
140 pp, 13 euro
★★★★

Recensione – Alessandro Baricco torna con un nuovo romanzo: La Sposa giovane

baricco - la sposa giovaneMentre leggevo La Sposa giovane, già mi preoccupavo di come avrei potuto scrivere la recensione senza sminuirne la bellezza, come se la lettura fosse l’unico atto permesso per avvicinarsi alla complessità e insieme semplicità di questo libro.
La storia inizia salendo i trentasei gradini di una casa, dalla quale quasi non si uscirà mai. In questa casa vive una famiglia, anzi, la Famiglia, perché in questo romanzo i protagonisti sono degli archetipi: il Padre, la Madre, il Figlio, la Figlia, lo Zio, tutti sospesi in un tempo cristallizzato, in una quotidianità ripetitiva, che inizia con Modesto, il maggiordomo, che spalanca ad una ad una le porte delle camere da letto per dare la sveglia. Una quotidianità in cui si inserisce la Sposa giovane, promessa in matrimonio al Figlio.

Continua a leggere qui: http://newsitalialive.it/recensione-alessandro-baricco-torna-con-un-nuovo-romanzo-la-sposa-giovane/

Il Racconto tratto da “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone: “La seconda di tre donne irraggiungibili”.

La tentazione di essere felici, recensione

La tentazione di essere felici, recensione 2 La tentazione di essere felici, recensione 3 La tentazione di essere felici, recensione 4

La tentazione di essere felici è uno dei libri più belli che ho letto ultimamente. In varie parti mi sono emozionata, ma quella che mi è piaciuta di più è questo capitolo, che ho trovato infinitamente romantico e realistico insieme.

Per la mia recensione di La tentazione di essere felici leggi qui.

«Crediamo che la vita non finisca mai e dietro l’angolo ci sia sempre la novità che cambierà tutto. È una specie di raggiro che facciamo a noi stessi, così da non prendercela troppo per un fallimento, un’opportunità svanita, un treno perso. Io, per esempio, ho trascorro quarant’anni nell’attesa di riavvicinarmi a Daria grande fiamma giovanile che mi folgorò dopo una serata trascorsa a parlare di politica in un vecchio scantinato nel quale ci ritrovavamo noi giovani con l’idea malsana di cambiare il mondo, ma le nostre due vite sì. All’epoca ero un ragazzo pieno di idee e con una grande autostima (cosa che, per la verità, non ho perso con l’avanzare degli anni), grazie alla quale riuscii a conquistare la fiducia di Daria, una donna con la testa sulle spalle e una famiglia un po’ snob dietro. Lei era più acculturata e più elegante di me, ma le mancava un requisito fondamentale che io, invece, possedevo: la sicurezza. Scriveva racconti e stava per terminare un romanzo che parlava di un gruppo di ragazzi che si batteva per rendere l’Italia un paese migliore. Una sorta di autobiografia. Non era certo un’idea originale, né scritta in modo superbo, ma la spronai a credere in se stessa e a finire quanto prima il romanzo.

Dicono che solo un amore vero abbia la potenza di modificare i percorsi delle persone. Il mio, dopo l’incontro con Daria, subì notevoli cambiamenti. Fu lei a convincermi ad accettare il lavoro allo studio Volpe che mi avrebbe fatto, poi, incrociare Caterina. Devo ringraziare lei di tutto quello che è avvenuto dopo. O, forse, incolparla. A ogni modo, Daria mi prestò un po’ del suo buonsenso, io contraccambiai con il mio infaticabile ottimismo e con l’entusiasmo, due qualità che, al contrario dell’autostima, ho disperso nel corso dell’esistenza. Di quei mesi trascorsi insieme, mi porto dietro la sua sonora e coinvolgente risata, le dita fredde e piccole che si lasciavano ghermire con facilità, il suo profumo di mandarino che mi ritrovavo la sera sui vestiti. Eravamo felici, eppure, non so perché, non ci baciammo mai, forse convinti che l’avremmo potuto fare da un momento all’altro, o forse desiderosi di prolungare la piacevole attesa. In fin dei conti stavamo assaporando la fase migliore di una relazione, quando basta sfiorare la pelle dell’altro per sentire il cuore palpitare.

In breve Daria terminò il romanzo e si mise alla ricerca di un editore. Ricordo che dopo i primi rifiuti mi confidò che avrebbe rinunciato, e io per giorni provai a convincerla a non abbandonare la sua strada e a non farsi abbattere dalle difficoltà. È buffo a pensarci oggi, eppure le ripetevo semplicemente quello che dicevo ogni notte nel letto a me stesso, di non smettere di desiderare una vita diversa, di continuare a rincorrere i sogni, non scendere alla prima fermata, anche se sembra la più comoda. La differenza fra me e lei, purtroppo, è che Daria è stata l’unica a credere fino in fondo alle mie parole, l’unica a provarci davvero.

E nel giro di qualche mese trovò un editore disposto a pubblicarle il romanzo. La beffa fu che quando il testo uscì noi due eravamo già lontani. Ricordo che ne acquistai una copia e lo rilessi in una notte. La mattina dopo mi ero definitivamente convinto che il libro non valesse nulla. Come la nostra storia, del resto. Andò così. Lei una sera si fermò a bere una birra con il suo ex. Io ero ancora solo un amico, eppure non riuscii a mascherare la mia delusione, nonostante mi trovassi, tra le altre cose, all’inizio di un’epoca nella quale mostrarsi gelosi e possessivi era considerato da retrogradi fascisti. Fatto sta che mi accorsi di essere ancora molto retrogrado e mi allontanai da lei, con la speranza che Daria venisse a riprendermi. Così non fu, purtroppo, e quindici giorni dopo ero fidanzato  con una tipa di cui non mi ricordo nemmeno il nome, una che fumava molto e disegnava fumetti. Daria soffrì per il mio improvviso e incomprensibile distacco, e non mi perdonò, nemmeno quando, lasciata la fumatrice incallita con le dita gialle, tornai sui miei passi. A quel punto, un altro dei miei sentimenti conservatori, l’onore, mi vietò di insistere. La salutai e tornai alla mia vita e al corteggiamento indefesso nei confronti di Caterina, nonostante la notte non riuscissi a dormire per la mancanza di Daria. Nei mesi successivi ci incrociammo diverse volte ma nessuno dei due ebbe il coraggio di fare la mossa decisiva, fin quando un giorno lei si fidanzò con quello che poi sarebbe diventato suo marito.

Ecco, se io quel giorno avessi sospettato che l’individuo con il ciuffo alla Elvis Presley sarebbe stato l’ultimo uomo della sua vita, avrei messo da parte i miei sentimenti conservatori e mi sarei battuto per tenermela stretta. Invece pensai in cuor mio che prima o poi noi due saremmo stati insieme. L’ho creduto per quarant’anni. Nemmeno il matrimonio di entrambi, neanche i miei e i suoi figli mi hanno mai distolto dall’idea di base: anche solo per una notte, i nostri corpi si sarebbero uniti.

[…]

Poi un giorno di sette anni fa uscì il suo ultimo libro. Io nemmeno lo sapevo quando la incontrai per caso in farmacia. Caterina si era già ammalata e Daria da anni non era più nei miei pensieri. Lei mi comunicò che nel suo romanzo c’era qualcosa che mi riguardava. Il giorno dopo andai in libreria e lo acquistai. Alla seconda pagina trovai la dedica: «A Cesare, mio irraggiungibile amore, per il suo coraggio, per la sua passione per la vita. Con gratitudine». Era la storia di due innamorati che si guardano per una vita intera.

Dovevo assolutamente incontrarla. Mi ripromisi di scriverle, poi di cercare il suo numero e telefonarle, di invitarla a cena, di spedirle un mazzo di fiori. Ma anche in quel caso caddi nel medesimo errore, credere di avere tutto il tempo davanti. […] Infine una mattina aprii il giornale e scoprii che era morta per colpa di un ictus.

Passi la vita a credere che un giorno ciò che speri accadrà, salvo poi accorgerti che la realtà è molto meno romantica di quanto pensi. È vero, i sogni qualche volta si presentano alla tua porta, ma solo se ti sei preso la briga di invitarli. Altrimenti puoi star certo che la serata la trascorri da solo».

Editore: Longanesi.

Pagine: 265.

Prezzo: 14,90 euro.

Formato: 14×21 cm. Copertina in cartoncino rigido con sovraccopertina. In prima di copertina l’immagine di una donna che esce da un portone, che poco o nulla centra con la storia.

Giudizio complessivo: ♥♥♥♥♥

Il Libro Top del mese: “Cade la terra” di Carmen Pellegrino

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Estella ha diciott’anni quando fa ritorno ad Alento, il suo paese natale. Uno dei tanti che si vedono abbarbicati sulle montagne, in cui indugiano ormai solo gli anziani e le vecchie mura fatiscenti. Si spoglia dei suoi abiti monacali (Estella deve essere stata una suora) e indossa una veste a fiorellini come portano le casalinghe dei paesi. Viene assunta a servizio in una grande casa, come tutrice di un ragazzo così magro e inappetente che decide di nutrirlo a forza versandogli in gola con un imbuto sei uova di zabaione ogni lunedì mattina.

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