Recensione #59 – James A. Moore, Seven Forges

seven forges recensioneQuesta settimana mi è capitato di leggere per lavoro un libro non ancora pubblicato in Italia, ma ho pensato: perché non scrivervi lo stesso una recensione dato che sono sicura che una buona parte di voi leggono anche in inglese? 🙂 Soprattutto perché l’ho trovato un libro molto interessante.

Vi riassumo l’inizio:

Merros Dulver avanza faticosamente a cavallo nella neve. Al suo fianco Wollis, il suo fedele braccio destro. Sono mercenari assoldati dal mago e consigliere dell’Impero Desh Krohan per esplorare le Blasted Lands, la grande distesa di terra fredda a nord dell’Impero che contiene le Seven Forges, montagne di roccia vulcanica nera che scintillano nell’oscurità, visibili anche da grandi distanze.

Ad un certo punto vengono attaccati dai terribili Pra-Moresh, enormi e pericolose creature. Molti uomini della scorta perdono la vita, e la situazione sembra essere diventata critica quando appare un uomo gigantesco dalla pelle grigia in sella a una bestia mostruosa, che agita in aria un’arma che assomiglia a un’enorme sega e ne uccide quattro in poche mosse. Sono salvi. L’uomo parla una lingua sconosciuta, ma le tre Sorelle, assistenti di Desh Krohan, fanno un incantesimo in modo che possa comunicare con Merros.

L’uomo misterioso, che porta un velo sulla faccia così che non se ne possano vedere i lineamenti, si chiama Drask Silver Hand. Ha infatti una mano di acciaio che muove come se fosse carne della sua carne! Dice di venire dalle Seven Forges, che nessuno sapeva fossero abitate, e di essere stato mandato dagli dei per cercare Merros Dulver, e condurlo dal suo popolo…

Seven Forges è un fantasy ambientato in una terra fantastica che ricorda il medioevo per gli abiti, i cavalli, le spade e la presenza di un Imperatore che regna su vari reami. In più, però, c’è la magia, una magia potente che può fare qualunque cosa se si è disposti a pagarne il prezzo.

Motore di tutta la vicenda è la scoperta di un popolo misterioso, i Sa’ba Taalor, che vivono nel posto più inospitale del mondo, le Blasted Lands, enorme distesa ghiacciata e in perenne semioscurità. I Sa’ba Taalor sono enormi, la loro pelle è grigia, i loro occhi ardono nell’oscurità e non si sa cosa celano sotto il velo che gli copre il viso. Le loro usanze sono insolite e in qualche modo primitive: sia gli uomini che le donne, addestrati al combattimento fin dai primi anni di età, risolvono ogni conflitto combattendo; sono devoti ai loro sette dei in maniera maniacale, tanto da seguire i loro dettami in ogni aspetto della vita.

I Sa’ba Taalor sono l’elemento trainante della vicenda, e forse l’unico aspetto davvero interessante, soprattutto per la prima lunghissima parte del libro in cui la vicenda scorre lenta e senza grandi colpi di scena. Se non ci fosse stata la curiosità di scoprire qualcosa di più sui misteriosissimi Sa’ba Taalor, la lettura mi avrebbe lasciato piuttosto tiepida. Giravo una pagina dopo l’altra aspettando che finalmente succedesse qualcosa di sconvolgente, ma non accade fino alla fine, che invece è davvero scoppiettante.

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